Montalbano torna a caccia di ladri (e anche di donne)

Zingaretti: "Il commissario si è fatto più birichino, s'innamora spesso, ma non è una crisi di mezza età"

Cosa si può dire del commissario più amato? Che da quando partì nel 1998, ha inanelato più episodi di qualsiasi altra fiction italiana (a parte Il maresciallo Rocca), collezionando, fra prime e repliche, ben 103 serate. Che in tredici anni ha ottenuto una media d'ascolto del 30 per cento, con oltre otto milioni di telespettatori. Che è stato trasmesso in oltre 65 paesi, fra cui Giappone, Australia, USA; perfino nell'inattaccabile BBC inglese, dov'è divenuto un fenomeno di culto? Ecco: forse un'ulteriore spiegazione dell'inossidabile successo de Il CommissarioMontalbano (da lunedì su Raiuno i nuovi quattro episodi) parte proprio da qui: «Da come questo personaggio è visto all'estero - commenta il suo interprete, Luca Zingaretti -. E cioè, nel bene e nel male - ma più nel bene che nel male - come esso rappresenti per tutti un'emblema positivo di italianità».

Seguire il funzionario di polizia del paesino di Vigata (in questi giorni in edicola anche nei fumetti di Topolino, sotto le sembianze di Topalbano) attraverso gli occhi di un telespettatore di Tokyo o di Sidney, «spiega tante cose. A noi italiani, ad esempio, riesce difficile pensare che si possa ancora percepire il nostro Paese come un bel posto dove vivere, eppure questa è proprio l'impressione che Il Commissario Montalbano suscita all'estero. Esso racconta, infatti, di una vita ancora regolata dalla lentezza, dal rapporto umano diretto, dalla possibilità di pensare, riflettere. E poi racconta di un uomo coraggioso non tanto perché dia la caccia ai criminali, ma perché ha preferito rinunciare alla carriera pur di continuare a vivere nello stesso paesino lento e arretrato; ha scelto di essere considerato uno sfigato da superiori e colleghi, pur di continuare a fare la vita che gli piace. Uno che è un vincente proprio per questo».
Che novità nelle quattro, nuove avventure? Si parte con Il sorriso di Angelica, in cui una bellissima sconosciuta (Margareth Madè) farà girare la testa al commissario; quindi Il gioco degli specchi, in cui Montalbano dovrà vedersela con una donna molto ambigua (Barbora Bobulova) sotto una pioggia di lettere anonime; poi Una voce di notte, che farà scontrare il protagonista direttamente col potere politico colluso con la mafia; infine Una lama di luce, che intreccia temi attuali (la depressione della fidanzata storica Livia) ad antiche realtà (l'uxoricidio). «Colori e atmosfere diverse in cui, però, si avverte un tema comune - fa notare il regista, Alberto Sironi - come tutti i grandi scrittori, anche Andrea Camilleri respira l'aria in cui vive, e ne riflette le caratteristiche. Così, in queste nuove quattro indagini di Montalbano si avverte un senso d'insoddisfazione finale (un dettaglio non chiarito, un'imprevista conseguenza dolorosa) che riflette il malessere diffuso nella nostra società. Come anche - nel comportameno personale del protagonista - il desiderio di reagire ai soprusi che il potere commette nei confronti del cittadino».

E a proposito di Montalbano, c'è da dire che, pur rimanendo fedele a se stesso, in tredici anni il personaggio s'è fatalmente evoluto. «S'è fatto più biricchino - osserva, divertito, Zingaretti- Si dà da fare con le donne come non aveva mai fatto. Il che c'è costato il disappunto di tante telespettatrici, che lo preferivano fedele e magari più routinier». E da che nasce, questa ritrovata vigorìa sessuale? Una sorta di crisi di mezza età? «Ma no. È semplicemente la vita. Anche perché io ho circa vent'anni meno dell'autentico Montalbano, e ancora non credo di sembrare un vecchietto».