Morandi e Ambra ecco come sarà la fiction rinnovata

Si parla, si discetta, si discute. Ma la sostanza non cambia. Il fondamento di qualsiasi palinsesto tv rimane sempre quello: la fiction.

Inevitabile che, dopo alcuni stagioni di progressivo appannamento, Mediaset decidesse di recuperare tempo (e ascolti) perduti. Riecheggia quindi toni e mezzi d'un piano di battaglia il programma di Daniele Cesarano, competente responsabile (sue le sceneggiature di Romanzo criminale, la serie e Distretto di polizia) della fiction del Biscione: «La Rai con Tinni Andreatta ha saputo rinnovare il genere. Noi non saremo da meno». Ben sette set aperti tra fine maggio e inizio settembre, per altrettanti fra titoli innovativi e tradizionali (ma con ammodernamento); «E l'impegno di accontentare spiega lui stesso - un pubblico che non è migrato in massa dalle reti generaliste a quelle tematiche, come si paventava; che al web preferisce ancora il telecomando; che non è solo anziano ma anche giovane (il web attrae soprattutto gli adolescenti); che è più elitario che popolare (anche mio figlio guarda Netflix: ma appartiene ad una minoranza urbana, borghese e istruita; non alla massa), che rappresenterà ancora a lungo un enorme bacino di utenti, fra i 27 e i 28 milioni solo in Italia».

A parte la prosecuzione d'una serie di successo come Rosy Abate (con la «regina d Palermo» Giulia Michelini), un linguaggio più moderno e innovativo offrirà l'unico format straniero tramutato in fiction italiana: Liar (titolo provvisorio, regia di Gianluca Tavarelli), «clamorosa storia d'un chirurgo (Alessandro Preziosi) che dopo aver passato la notte con una insegnante (Greta Scarano), si sente da lei accusare di violenza sessuale».

Viceversa al filone tradizionale appartengono due attesi ritorni: dopo vent'anni quello de La dottoressa Giò, alias Barbara D'Urso in camice bianco, con quattro serate dirette da Antonello Grimaldi (il regista di Caos calmo); «e dopo i quattro milioni e mezzo di telespettatori di media ottenuti la scorsa stagione», la seconda serie de L'isola di Pietro, col pediatra Gianni Morandi che stavolta dovrà vedersela con Lorella Cuccarini ed Elisabetta Canalis. In una sezione intermedia linguaggio tradizionale per contenuti mordenti - si pone L'amore strappato, regia di Ricky Tognazzi: storia vera di un padre cui viene tolta la figlia, per un'ingiusta accusa di molestie, ma che col sostegno della moglie (Sabrina Ferilli) dovrà recuperare la fiducia degli altri e quella in sé stesso. Mentre decisamente innovativo appare il crime dal titolo (ancora provvisorio) Un bel luogo per morire, con Ambra Angiolini e Giorgio Pasotti: «La misteriosa sparizione di un'adolescente dà la stura a tutta un serie di clamorose rivelazioni sui segreti d'una piccola comunità». Dai progetti futuri manca totalmente (per ora) il genere che aveva meglio funzionato nelle ultime stagioni Mediaset (il mélo) e il divo che aveva fatto collezionare gli ascolti più elevati: Gabriel Garko. «Non abbiamo ancora trovato un mélo 2.0 considera, prudente, Cesaran -. Quando ce l'avremo faremo col mélo ciò che facciamo con tutti i generi: rinnovarli senza snaturarli.