Morte Zeffirelli, Sgarbi: "Oggi senza di lui la storia è orfana, senza tutela"

Tra le parole di commiato per l’importante dipartita spicca per sagacia quella del critico Vittorio Sgarbi

Riempire il vuoto di un’assenza con le parole è un compito che spetta a pochi. Spesso lo fanno i preti che con parole di fede e di speranza cercano di dare un senso e un significato alla morte.

Quando però a morire è un artista allora le parole di commiato diventano interpretazioni del lavoro svolto in vita: si cerca di spiegare il significato della vita con la funzione della produzione artistica.

Il Prof. Vittorio Sgarbi utilizza il suo profilo facebook per salutare Franco Zeffirelli, descrivendo l’artista prima che l’uomo e quindi la sua insostituibile unicità: "Con Zeffirelli non muore un grande regista (e probabilmente i critici faticheranno a trovargli il posto giusto) ma un artista che ha interpretato il suo compito d’illustratore e narratore al centro e con l’orgoglio della grande tradizione italiana, felice di esserne epigono piuttosto che velleitario innovatore. Il suo peso nel cinema e nel teatro è esattamente come quello di un pittore eluso ed evitato, per quanto popolarissimo, come Pietro Annigoni. Entrambi hanno pagato di essere bravi, mentre le avanguardie ideologiche distruggevano le forme e la memoria della tradizione. Zeffirelli è stato il custode della storia e dell’arte italiana, preferendosi epigono che dissacratore. Ha preferito essere l’ultimo dei classici piuttosto che l’ultimo degli avanguardisti. Ha raccontato, semplicemente: come Giorgio Bassani, come Vasco Pratolini, come Tomasi di Lampedusa. Oggi senza di lui la storia è orfana, senza tutela".