È morto Raico, storico revisionista e libertario Fu allievo di Mises

Carlo Lottieri

C on la morte di Ralph Raico (1936-2016) si chiude un'epoca, se si considera che quando ancora era al liceo egli partecipò ai seminari che Ludwig von Mises organizzava alla New York University, ricevendone insegnamenti che lo segneranno per sempre. Di origini italiane (la famiglia era originaria della comunità arbereshe della Calabria), Raico è stato uno studioso impegnato in una coraggiosa opera «revisionistica» a favore dei valori della libertà. Era sua convinzione ogni storico dovesse riscrivere quanto altri avevano fatto ed egli esercitò questo proprio dovere in varie direzioni. In particolare, restano memorabili le sue pagine sul Novecento (specialmente in Great Wars and Great Leaders. A Libertarian Rebuttal, del 2010), nelle quali egli rappresenta fuori da ogni logica propagandistica quelle che furono le vere poste in gioco nel secolo delle due guerre mondiali e quali furono le autentiche motivazioni alla base dell'azione politica di figure cruciali come Roosevelt, Churchill e Truman. Conseguito il dottorato a Chicago sotto la guida di Friedrich von Hayek, per decenni Raico è stato un caro amico di Murray Rothbard e gli fu al fianco in tante occasioni. In particolare, del libertarismo rothbardiano egli condivise sempre il rigetto di ogni interventismo militare: e nei suoi scritti emerge con chiarezza quanto sia difficile pensare il liberalismo classico senza una forte attenzione alle ragioni della pace e del commercio. I suoi lavori hanno il merito di mostrare, ad esempio, come l'ingresso degli Stati Uniti nella prima e nella seconda guerra mondiale sia stato conseguente ad abili manovre condotte dal governo britannico (certamente con il sostegno di una parte del ceto politico statunitense) e come nel secolo dei totalitarismi anche i governi occidentali si siano più volte resi responsabili di comportamenti indifendibili: come quando gli inglesi cercarono di ridurre alla fame i tedeschi non solo durante la Grande Guerra, ma anche un anno dopo la firma dell'armistizio.

È una storia terribile, violenta, cinica, feroce e intrisa di propaganda quella che Raico ha indagato nel corso della sua vita: ed egli s'accostò sempre ai fatti con la cura di chi voleva valutare con accuratezza ogni particolare, rifuggendo i dogmi imposti dal Potere e le censure del «politicamente corretto». Una volta ebbe a dirmi che, a suo giudizio, il dovere di rigettare il nazionalismo patriottico (radice di molte falsificazioni della realtà) vale soprattutto nei riguardi del proprio Paese. I suoi scritti, tanto spietati verso larga parte dell'establishment americano del ventesimo secolo, sono la prova migliore di questa sua fedeltà alle ragioni della libertà e della verità storica.