"È una musica di buon senso" Ecco il liscio secondo Casadei

Nella sua autobiografia Raoul racconta l'epopea delle canzoni da ballo. "Nel Dopoguerra i sindacati difendevano il lavoro. Noi il tempo libero"

C'è tutta la solarità e la nostalgia del passato della sua Romagna nell'autobiografia Bastava un grillo (per farci sognare) (Piemme) che Raoul Casadei ha costruito insieme a Paolo Gambi. Il Re del Liscio racconta un'Italia speciale che aveva voglia di ballare ed emozionarsi per togliersi di dosso lo spettro delle bombe e della Guerra e che è cresciuta danzando prima nelle aie contadine e poi nelle balere. La musica dei Casadei ha sempre ha avuto nel suo Dna qualcosa di speciale fin da quando a suonarla era Secondo Casadei, lo zio di Raoul che con il suo violino sbaragliava a suon di polke e mazurke la concorrenza. Secondo come ci racconta il nipote era un uomo tosto e di poche parole, un musicista abituato a misurarsi con gli altri a suon di danze come accadeva nelle «disfide». «Veri e propri tornei medievali trasformati in musica dove i suonatori rivali duellavano in pubblico». Le orchestre, a quel tempo - racconta Raoul Casadei - suonavano durante le cerimonie, specie quelle del mondo contadino, tipo la festa della mietitura, della battitura o la vendemmia. E si esibivano a capodanno e a carnevale, ai battesimi e ai matrimoni. Suonavano nelle aie e nei «cameroni» stanzoni di ogni tipo prestati al ballo in particolari occasioni. Lo zio con il suo spirito innovatore, rivoluzionò la musica romagnola. Sì perché accanto al clarinetto in Do, ai violini, al contrabbasso e alla chitarra che facevano parte della tradizione, aggiunse due strumenti per l'epoca innovativi, il sassofono e la batteria. E introdusse la figura del cantante, che fino a quel momento nella musica da ballo non esisteva. Da lì, ebbe l'intuizione di dare al suo popolo, i romagnoli un vero e proprio genere: «la canzone dialettale». Sarà proprio lo zio Secondo a regalare a Raoul la prima scassata chitarra e a seguirne i primi passi da musicista mentre lui magari avrebbe preferito fare il ciclista o il maestro (come gli capitò di fare per un lungo periodo nel Sud d'Italia). Sarà sempre il celebre violinista a mettere in scaletta i primi brani del nipote, accorgendosi che il repertorio di famiglia andava rinnovato e portando al successo pezzi come San Marino Goodbye e Riviera Romagnola. Inizieranno le tournée in coppia accompagnati dalla loro Orchestra e poi arriverà il primo passaggio radiofonico ad Alto gradimento della pruriginosa Io cerco la morosa. Quindi il primo Festivalbar come ospiti, i passaggi televisivi Rai per A tu per tu e E ti dirò chi sei. Ed è divertente scoprire come la celeberrima espressione «Vai con il liscio!» sia nata per caso durante una serata in Lomellina in quel di Garlasco dove tutto sembrava proprio andare «liscio come l'olio». Raoul Casadei è consapevole che canzoni come Romagna mia (scritta per caso dallo zio Secondo per festeggiare la sua nuova casa) non siano mai tramontate perché «la nostra musica ha un segreto, che poi è quello della nostra gente. Ha i piedi ben piantati a terra. E quando il vento soffia forte può sbattere e inclinarsi. Ma rimanere sempre salda. E soprattutto sa ridere nel vento». Raoul Casadei ha sempre avuto il desiderio di vedere ballare sulla pista generazioni fra loro diverse che ogni volta lui andava a stanare nelle «riserve indiane» in cui erano rinchiusi e così «negli anni Settanta mentre i sindacati si battevano per i diritti dei lavoratori lui difendeva il loro diritto al tempo libero: in quegli anni i locali da ballo erano frequentati solo dai signori con elevate possibilità economiche; mentre Casadei portava gli operai nelle piazze a ballare e ad essere protagonisti». Ed è difficile non lasciarsi contagiare e iniziare a muovere i piedi e le mani ascoltando l'Orchestra Spettacolo Casadei che intona Ciao mare o Simpatia.