Musica, pittura, fotografia Florence Henri e il gioco delle tre arti

Luca Beatriceda TorinoDi recente la critica ha sottolineato che anche durante le avanguardie storiche le presenze femminili sono state importanti per decretare l'ingresso nella modernità. Eppure, per le artiste l'inizio del XX secolo non fu un tempo facile, e di alcune fra loro si comincia solo ora ad avere completa memoria. Meritevole è in tal senso la retrospettiva che il MEF di Torino fino al 26 giugno dedica a Florence Henri, per la cura di Giovanni Battista Martini. Una mostra che sottolinea la straordinaria curiosità di una donna talentuosa, apolide e viaggiatrice, tentata da diversi rami della creatività: in primis la musica, quindi la pittura, per finire con la fotografia, dove si è imposta come un autore di riferimento.Nata nel 1893 a New York da padre francese e madre inglese, Florence eredita fin da piccola il soprannome «Monti». Per i lutti che colpiscono la sua famiglia è costretta a spostarsi di frequente. Fino al 1902 è affidata agli zii materni e comincia a studiare al conservatorio; nel 1907, dopo la morte del padre, si stabilisce a Roma e incontra i primi ambienti avanguardisti, a cominciare da Filippo Tommaso Marinetti, per poi raggiungere Berlino dove diventa allieva di Ferruccio Busoni e frequenta Edgard Varese. Per mantenersi, Florence accompagna con il suo pianoforte i film muti in sala. Siamo alla metà degli anni '10 e la musica, a questo punto, lascia il posto alla pittura. Attenta, intelligente, la Henri assorbe gli stimoli dei tanti amici che frequenta assiduamente, a cominciare dal russo Archipenko e quindi dal giro Bauhaus di Klee e Kandinski. Le influenze stilistiche del primo periodo includono uno sguardo attento per Cézanne, per il purismo di Ozenfant e Le Corbusier, quindi, più avanti Picasso, il cubismo e Léger.Nel 1924 si sposa in Svizzera, quindi va a Parigi e si iscrive all'Accademia; l'anno dopo espone per la prima volta in una mostra d'arte astratta e divide lo studio con il futurista polimaterico Enrico Prampolini, il quale le trasmette la curiosità per il collage. Attratta dal nuovo rivoluzionario mezzo fotografico, insieme al cinema l'arte novecentesca per eccellenza, Florence Henri mette via i pennelli e comincia a scattare foto, ed è questo il suo contributo più importante all'arte, il linguaggio in cui dimostra una maggior maturità e originalità. Dai doppi ritratti alle bellissime composizioni con sfere e rocchetti che dimostrano l'approdo definitivo al gusto surrealista del gruppo Le Grand Jeu, «Monti» comincia a pubblicare sulle maggiori riviste di cultura e attualità tra cui Cercle et Carré - lavorando anche per la pubblicità: è famosa l'immagine per la pasta La Lune; quindi le vedute di Parigi, i nudi (non lontani dallo stile di Man Ray) e i ritratti di celebrities del XX secolo, Kandinski, Léger, i Delaunay, Arp e anche Benito Mussolini.Amica di Albers e Mondrian, ai suoi corsi di fotografia si iscrivono allievi brillanti come Gisele Freund. Nel '37 ritorna a New York per una mostra, ma non si stanca mai di viaggiare e scopre la Bretagna che tornerà ancora nella pittura, quando sotto l'occupazione nazista viene di fatto proibita la fotografia. Dopo la guerra, e dopo aver stabilito un'ennesima interessante amicizia con Ernst Jünger, vive tra Parigi e il sud della Francia dedicandosi a dipingere prevalentemente paesaggi, ma questa volta dai toni caldi e mediterranei, influenzata dai continui viaggi in Marocco, in Costa Brava e in Italia. Quest'ultimo periodo, anche se Florence vivrà ancora fino alla soglia dei 90 anni, scomparendo a Compiègne nel 1982 proprio mentre è in atto il suo completo processo di rivalutazione, risente molto della pittura di Matisse, tipica di chi, dopo la temperie avanguardista, approda a un grado di maturazione più conciliante, in pace con il mondo.