Dal musical all'Oscar francese. Una vera signora della scena

Iniziò con film strappalacrime come "... e Napoli canta!". Poi la sua bellezza e la sua classe illuminarono la tv e il cinema. Ma disse "no" a Hollywood

Quasi incredibile per un'attrice che ha vinto un César (l'Oscar francese), sei Nastri d'argento e quattro David di Donatello, per tacere di Grolle e Globi d'oro a ripetizione. Virna Lisi era molto, ma molto più popolare fra gli spettatori della tv che fra gli appassionati di cinema. Tutto era cominciato, è storia arcinota, con un trionfale «Carosello», dove la ventunenne Virna, era il 1957, faceva la pubblicità di un dentifricio. Da allora la sua è stata una presenza fissa sui teleschermi per altri cinquantotto anni. Roba da far concorrenza a Mike buonanima.

Non aveva certo fatto un ingresso altrettanto baldanzoso nel cinema. Basterebbe citare il titolo del suo primo film ( ... e Napoli canta! ) per capire che quella strada era in durissima salita. Dagli e dagli, la decima volta fu quella buona. Per carità, niente di stratosferico, però in Le diciottenni , in cui, diretta da Mario Mattóli, recitò accanto alla coetanea grandiforme Marisa Allasio, mise in mostra una discreta stoffa. Oltre all'indubitabilmente aristocratico fascino. Ma la gloria era ancora lontanissima, almeno nelle sale, mentre in quegli stessi anni Cinquanta il successo televisivo era già stato certificato. Dunque, oltrepassando tormentati meló ( La donna del giorno , di Francesco Maselli, 1956), commediole a scartamento ridotto ( Un militare e mezzo , di Steno, 1960), kolossal all'amatriciana ( Romolo e Remo , di Sergio Corbucci, 1960), cappa e spada con targa per metà francese ( Il tulipano nero , di Christian-Jaque, 1964), ecco la svolta. Clamorosa, non c'è che dire. Già, perché Virna nostra, fresca reduce da un sensazionale filotto di successi in patria ( Le bambole di Dino Risi, Casanova '70 di Mario Monicelli, Made in Italy di Nanni Loy, Una vergine per il principe di Pasquale Festa Campanile, girati tutti nel '65 e il magnifico Signore&Signori di Germi nel '66) fu reclutata nientemeno che dalla Paramount.

L'America orfana di Marilyn cercava disperatamente una nuova star. A distanza di mezzo secolo e con tutto l'affetto, Virna non era proprio la stessa cosa, per temperamento, malizia, misure e, perché negarlo, talento. Guarda caso il ricco contratto americano di sette anni fu onorato con tre film mediocri ( Come uccidere vostra moglie , Due assi nella manica e U 112-assalto al Queen Mary , sia pur a fianco di superdivi, rispettivamente Jack Lemmon, Tony Curtis e Frank Sinatra) e un precipitoso, e costoso per via delle beghe legali, ritorno a casa. Condito con le immancabili manfrine giornalistiche attorno a presunti corteggiatori (Sinatra) e offerte di film ( Barbarella ) respinti in blocco. Per doppia granitica fedeltà, al coniuge e alla morale.

Passavano intanto le stagioni e i ruoli per la pur sempre attraentissima Virna si assottigliavano. In Roma bene (Lizzani, '71), deve reggere il moccolo alla scalpitante Senta Berger; in Barbablù (Edward Dmytryk, '72) è l'unica moritura a restare vestita, come nel pruriginoso La cicala (Lattuada, 1980), dove si limita alla sottoveste accanto alle nudissime Clio Goldsmith e Barbara De Rossi. Ma la Lisi è sempre capace di stupire. Così nell'82 è ancora la più seducente del reame nel fortunatissimo Sapore di mare dei Vanzina e dodici anni dopo conquista la giuria di Cannes come migliore attrice nel memorabile personaggio, faticosamente imbruttito, della Regina Margot , con annesso César. Finché nel '96 diventa finalmente nonna in Va' dove ti porta il cuore . Tenendo in serbo l'ultima sorpresa: Latin Lover di Cristina Comencini, che uscirà l'anno prossimo, e, in cui, si può giurarlo, sarà per l'ultima volta bellissima.