Napoleone ladro d'arte: ecco cosa aveva rubato

In mostra le opere trafugate in Italia e restituite nel 1815. Dovevano arricchire il futuro Louvre

Doveva essere stata una grande emozione veder tornare in Italia i convogli pieni delle opere d'arte che Napoleone si era portato in Francia. Bonaparte tra il 1796 e il 1814, durante le campagne militari francesi, aveva fatto incetta delle opere più importanti delle collezioni italiane per arricchire il Museo del Louvre, allora Musée Central des Arts, aperto nel 1793. Un museo da riempire e rendere universale, cui non bastavano le collezioni della defunta aristocrazia in fuga.

Si trattava di un eccezionale bottino, che si camuffava di legittimità con clausole di trattati di pace e commissioni di esperti. Le opere d'arte, e i libri, in epoca illuministica, rappresentavano la civiltà di un popolo. L'Italia, erede della classicità, del rinascimento e medioevo, aveva in questo senso un primato, che Napoleone mirava a spodestare.

Per fortuna però con il Congresso di Vienna del 1815 lo Stato Pontificio e le varie amministrazioni locali della Penisola ottenevano, nella primavera del 1816, la restituzione di gran parte delle opere. Un recupero che avveniva in diverse città italiane tra il 1816 e il 1818. E, a vedere oggi esposte, dopo duecento anni, a Roma, alle Scuderie del Quirinale, nella mostra Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova (sino al 12 marzo, catalogo Skira), oltre cinquanta opere di quel malloppo, vengono i brividi. Il Laocoonte, la Venere Capitolina, capolavori di Guido Reni, Tiziano, Guercino, Barocci, Veronese, Hayez, Canova e tanti altri. Non tutte le opere sono tornate: delle 506 registrate, 248 sono rimaste in Francia, 9 disperse.

Lo scultore Antonio Canova aveva trattato e ottenuto la restituzione dei beni pontifici. Nominato da Pio VII commissario straordinario, era giunto a Parigi il 28 agosto 1815 per concludere la missione. Dopo un passaggio a Londra per ringraziare Giorgio IV, che l'aveva sostenuto, il 29 dicembre era a Bologna a presenziare all'apertura delle casse con i dipinti emiliani tornati da Parigi. Il convoglio era poi ripartito con le opere per Roma, che sarebbero giunte a destinazione il 4 gennaio 1816: cinquantadue casse di capolavori arrivati a Civitavecchia sul battello Abbondanza. Poi era stata la volta di altre restituzioni in Veneto, Piemonte, Toscana, Lombardia. Tutti esultavano. Cresceva la consapevolezza civica del nostro patrimonio, delle sue radici, della sua inalienabilità. Esultava anche Giacomo Leopardi nel 1818 per le opere «ritornate alla patria».

Una storia avventurosa e non facile che la mostra presenta per capitoli. All'inizio i capolavori tornati a Bologna e a Roma nel 1816, il Laocoonte, La strage degli Innocenti di Guido Reni, il gesso con Marte e Venere di Canova, l'altro con l'Apollo del Belvedere, una Testa di Giove della prima metà del I° secolo a. C.

Aveva attirato i francesi anche il Rinascimento. Raffaello fu scippato nella sua quasi totalità. Ma anche i suoi epigoni lontani, come il Cavalier d'Arpino e la sua copia (bellissima) del Trasporto di Cristo al sepolcro. Furono portati via predecessori e maestri come Perugino, grandi artisti del Cinquecento come Correggio col suo Compianto su Cristo morto, i toscani Andrea del Sarto e il Cigoli con l'Ecce Homo del 1607, conservato agli Uffizi.

Dall'Emilia erano partiti per Parigi dipinti dei Carracci, di Guercino, Domenichino, Guido Reni, che rappresentavano la scuola bolognese del primo Seicento contaminata con Roma e l'antico. La splendida Fortuna con una corona di Reni, che si libra nuda nell'azzurro, ne è un esempio. E quando queste opere tornarono a Bologna nel dicembre del 1815, tutti a correre a vederle esposte nella chiesa di Santo Spirito «dotti e imperiti, pittori ed artigiani, nobili e plebei, e donne e uomini tutti, e fino i fanciulli» raccontavano le cronache.

Allo stesso modo partirono e tornarono i veneti, i lombardi, i piemontesi. Tornarono anche i Primitivi che nel 1811 l'allora direttore del museo francese, Dominique-Vivant Denon, era venuto a prelevare in Italia. Servivano a colmare le lacune del museo parigino che intanto aveva cambiato nome in Musée Napoleon. Il direttore si era portato via preziosi pittori del '300 e '400 come Taddeo Gaddi, Lorenzo Monaco, Benozzo Gozzoli, Zanobi Machiavelli e altri, poi tornati a casa.

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Mer, 04/01/2017 - 10:55

napoleone è stato il più grande ladro della storiae ,gli inglesi sono secondi , quando hitler si stava appropiando dell'arte francese(e non solo) stava facendo un opera di giustizia , io indagherei anche sul acquisto(secondo me presunto) della gioconda .

maurizio50

Mer, 04/01/2017 - 11:38

Napoleone Bonaparte, la grande gloria dei Francesi, è stato, senza ombra di dubbi , il più grande ladro di opere d'arte della storia: A suo paragone persino Goering può passare per un dilettante. E oltre che ladro fu anche un traditore delle libertà altrui. La fine della Serenissima Repubblica di Venezia lo dice ampiamente. Uomo di genio sì ma di genio immensamente votato a valori negativi!!!!!!

pimmio78

Mer, 04/01/2017 - 17:31

La stele di Axum l'abbiamo restituita all'Etiopia.....e ne abbiamo pagato anche il restauro.

Ritratto di saròfranco

saròfranco

Mer, 04/01/2017 - 19:31

Non capisco perché 248 delle opere trafugate siano rimaste in Francia. È vero che, se i francesi dovessero restituire tutto ciò che hanno rubato in giro per il mondo, al Louvre resterebbe la Gioconda (!) e un po' di impressionisti.

Ritratto di bobirons

bobirons

Mer, 04/01/2017 - 19:40

Napoleone apostrofa un tizio che andava sparlando dei francesi ladri. Quello rispose: Non tutti, Sire, solo bona parte. C'è poco da fare, l'Italia é stata la culla, almeno, dell'80% dell'arte europea. Infatti, se dal Louvre levassero i lavori di artisti italiani, anche se debitamente acquisiti, rimarrebbero poche cose. P.S. @ pimmio78: non solo, ma l'abbiamo restituita per via area e siccome non esisteva un aeroporto capace di ricevere un aereo classe Hercules, Antonov o Galaxy glie lo abbiamo costruito. Come se negli anni trenta l'avessimo asportato con lo stesso tipo di trasporto, quando esistevano ancora gli aerei con ali e fusoliera in tessuto.

lorenzovan

Mer, 04/01/2017 - 21:57

@GIOVANAP...L'IGNORANZA NON E' MAI STATA UNA ATTENUANTE....LOL..STUDIA...STUDIA E ANCORA STUDIA...POI RIPASSA...la GIOConda non fu mai venduta...ma donata da Leonardo a Francesco I..per gratidudine dopo la concessione dell'uso del castello di AMBOISE

lorenzovan

Mer, 04/01/2017 - 21:58

@pimmio...era il minimo che potevamo fare

lorenzovan

Mer, 04/01/2017 - 22:01

@maurizio 50...si dice che Napoleone nacque...genovese...un anno dopo la sua nascita la repubblica di genova cedette la Corsica alla Francia in compenso dei prestiti ricevuti,,,per questo fece alterare la data di nascita...per essere "piu´" francese

Trinky

Mer, 04/01/2017 - 22:48

Il più grande ladro di opere d'arte che la storia ricordi.......

Ritratto di bobirons

bobirons

Gio, 05/01/2017 - 08:11

Inviato 01.04 h.19,40 - Napoleone apostrofa un tizio che andava sparlando dei francesi ladri. Quello rispose: Non tutti, Sire, solo bona parte. C'è poco da fare, l'Italia é stata la culla, almeno, dell'80% dell'arte europea. Infatti, se dal Louvre levassero i lavori di artisti italiani, anche se debitamente acquisiti, rimarrebbero poche cose. P.S. @ pimmio78: non solo, ma l'abbiamo restituita per via area e siccome non esisteva un aeroporto capace di ricevere un aereo classe Hercules, Antonov o Galaxy glie lo abbiamo costruito. Come se negli anni trenta l'avessimo asportato con lo stesso tipo di trasporto, quando esistevano ancora gli aerei con ali e fusoliera in tessuto.

Trinky

Gio, 05/01/2017 - 09:25

lorenzovan.....se è giusta la restituzione di quel pezzo di marmo dell'obelisco come mai non ci restituiscono tutte le opere d'arte rubate all'italia che sono in giro per il mondo? e, già che ci siamo, che dire dei territori italiani che si sono presi con la scusa delle varie guerre?

Prinzepo

Gio, 05/01/2017 - 09:37

Gentilmente, la Francia restituisca ciò che è nostro e che rappresenta la grandezza del genio italico. Facile farsi belli col genio altrui e poi magari odiare quel Paese che ha la paternità di tali opere. Dignità e serietà, grazie.

Ritratto di bobirons

bobirons

Gio, 05/01/2017 - 10:49

@ lorenzovan - Perché, Portogallo, spagna, Francia, Inghilterra, Olanda e altri hanno forse restituito quello che era stato acquisito con vittorie belliche, per no parlare delle depredazioni coloniali ? La legge o é uguale per tutti oppure è per dittatori, quale che sia il colore della camicia.