«Il noir mediterraneo meglio di quello americano»

Lo scrittore algerino: «La letteratura mi ha ridato la speranza»

Luca CroviProtagonista in questi giorni a Pordenone del festival Dedica, lo scrittore algerino Mohammed Moussehoul, celandosi dietro lo pseudonimo femminile di Yasmina Khadra, ha raccontato negli anni in maniera lucida molti fatti che hanno segnato il territorio del Nord Africa: il fanatismo religioso, il terrorismo, la sanguinosa guerra civile algerina (di cui è stato testimone da militare), la dittatura libica (raccontata ne L'ultima notte del rais), la pirateria somala, la drammatica situazione palestinese (al centro de L'attentato, ritradotto recentemente da Sellerio). «Ho cominciato a scrivere all'età di undici anni spiega il narratore algerino - Ero un piccolo militare che viveva in una fortezza medievale adibita a scuola. Era una sorta di collegio per gli orfani della guerra di liberazione. Nato nel Sahara algerino, ho ereditato dai miei antenati, che erano eruditi e poeti, una speciale predisposizione per la scrittura. Alla scuola militare sentivo che mi avevano confiscato i miei sogni e le miei gioie di bambino. Ero frustrato. Sono riuscito a reinventarmi la speranza e il mondo grazie alla letteratura».Lei scrive sotto pseudonimo.«Assumere l'identità letteraria di mia moglie, che è una donna di grande coraggio e di una lucidità eccezionale, mi ha permesso di provare l'assurdità di un mondo in cui è inconcepibile che un uomo prenda il nome di una donna».Quali autori pensa che l'abbiano influenzata?«John Steinbeck, Gogol, Taha Hussein, Dostoevskij, Dante, Nietzsche, Jack London, Albert Camus, Malek Haddad, Chester Himes».Con l'ispettore Llob ha dato vita a un'originale serie noir mediterranea.«Sognavo di dare una dimensione universale al noir del mio Paese. Sognavo degli Algerini che finivano nel mezzo di un'inchiesta mentre si abbronzavano al sole o in riva al mare. Credo che esista un noir mediterraneo con una sua identità specifica. È bello, generoso e più lucido del romanzo americano perché si preoccupa della società, delle città, delle comunità e non si ferma semplicemente a una morte o a un'inchiesta. La sua forza viene dal fatto che tutti gli scrittori che lo affrontano hanno una cifra stilistica singolare. Camilleri è riconoscibile fra mille per la sua scrittura, la sua lingua, la sua autorità formidabile sui personaggi. Non ha niente a che vedere con lo stile urbano d'Izzo o la densità visuale di Markaris o l'impetuosità di Arjouni o la concentrazione permanente di Montalban. Questi autori sono dei veri umanisti».L'estremismo e il fanatismo religioso sono al centro di molti suoi libri«Abbiamo abbastanza conoscenza per stabilire le origini del fondamentalismo, assimilarlo e soppiantarlo. Dobbiamo avere il coraggio di condannare e denunciare certi fenomeni. Dobbiamo gridare dai tetti il nostro no».