Norah, la vera Borges. Pittrice spavalda, era il maschio di casa

La sorella del grande scrittore argentino fu artista sensibilissima dal carattere virile

A Ginevra, Jorge Luis Borges (1899-1986) tremava di paura. Si erano trasferiti in Svizzera nel 1912, per curare gli occhi del padre, rosi dalla cecità. La stessa malattia, presagio di virilità nel magico, toccò al figlio, il grande veggente del Novecento. Borges aveva 13 anni, «piangeva sempre, era triste, nevrastenico. Il dottore disse che aveva bisogno di mare. Andammo a Lugano. Solcavamo il lago su una piccola barca. Poi scendevamo in acqua, nuotando, come cani. Georgie aveva paura di andare sotto, annaspava, tornava alla barca, sussurrava una poesia. Nostra madre ci ammirava dal balcone». A Ginevra, Borges impara gli artifici della letteratura. La sorella, Norah, più giovane di due anni, iscritta alla scuola di Belle arti, iniziava a dipingere. È affascinata da Ernst Kirchner, adora El Greco e il blu dei cieli di Giotto. In uno schizzo del 1914, spedito in Argentina, Norah disegna la chiesa di St. Pierre, le mura della città e un edificio in mattoni rossi: il collegio dove ha studiato Borges. Nel 1909 i fratelli Borges sono sul set di un fotografo, a Montevideo. Indossano lo stesso abito, lei ha un grosso nastro a bloccare i capelli, elettrici, e poggia la testa sul capo, già saturo di saggezza, del fratello. L'avevano adornata di due nomi: Norah, in verità, si chiamava Leonor, come la madre, donna d'invidiabile intelligenza, traduttrice di D.H. Lawrence, Faulkner, Katherine Mansfield e William Saroyan, una Atena d'acciaio. L'altro nome, Fanny, richiamava la protagonista di Mansfield Park, certo, ma anche Fanny Hill, la viziosa maitresse del romanzo di John Cleland. Di fatto, Jorge Georgie era posseduto dall'anima lunare, femminea, infera; Norah, la sorella, era solare, spigliata, il maschio di casa. «In tutti i giochi, era lei il capo, io ero quello più stupido, il timido, il sottomesso. Saliva sui tetti, si arrampicava sugli alberi e sui colli, io la seguivo con poco entusiasmo e un po' di paura... A scuola accadeva lo stesso. Io ero intimidito dai ragazzi, mia sorella, al contrario, li comandava», ricorda il grande scrittore in un delizioso ritratto, Norah, pubblicato a Buenos Aires nel 1945 (tradotto da Il polifilo nel 1977 e riprodotto nel 2011 da Archinto». «L'ho invidiata per tutta l'adolescenza perché ha attraversato Plaza de Adrogué schivando i proiettili durante una protesta politica... Intorno al 1920 tornammo in Europa e fu lei a farmi scoprire la città cruenta e poliedrica che era la nostra patria, Buenos Aires».

La vita è un labirinto più complesso di un enigma borgesiano. Borges muore nel giugno del 1986. Norah gli resiste, muore nel 1998, è sepolta nel cimitero de La Recoleta, cantato dal fratello «meravigliosa è la serenità delle tombe/ la comunione di marmo e fiore» in Fervore di Buenos Aires, il suo primo libro. Pubblicato nel 1923, illustrato, con magnifica copertina, da Norah.

La mostra attualmente in corso al Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, Norah Borges. Una mujer en la vanguardia (fino al 1° marzo, a cura di Sergio Alberto Baur) rende giustizia alla «sorella di», artista d'intrepida felicità, radunando oltre duecento dipinti, svariati documenti e una tesoreria di libri che fanno folle il bibliomane. Norah Borges, infatti, pittrice spavalda si è fatta un mese di carcere durante la «rivoluzione» di Perón e cosmopolita, ha illustrato alcune opere di Victoria e Silvina Ocampo, di Adolfo Bioy Casares, Rafael Alberti, Julio Cortázar, Ramón Gómez de la Serna. Nel 1928 Norah si accasa con Guillermo de Torre, critico letterario spagnolo di alto pregio, che le fa conoscere Federico García Lorca, per cui disegna le scenografie di un lavoro teatrale. «Era alto. Non importa se dicono che fosse basso. Sbagliano. García Lorca era alto. Tutti i poeti sono sempre alti», ricorda Norah, ricordando che del fratello era il gemello opposto, il mistero contrario, nel temperamento e nei gusti letterari. Nel 1942 illustrò uno dei libri più importanti del futuro Nobel per la letteratura Juan Ramón Jiménez, Platero e io. «Jiménez è un poeta. A mio fratello piaceva Whitman. Ricordo che a Nizza, nell'anfiteatro romano, Borges iniziò a declamare le poesie di Whitman. Un poeta troppo rumoroso. Io preferisco le cose tranquille».

A vederle, le opere di Norah Borges hanno una severità icastica, ignifuga al tempo, che ricorda Balthus o Massimo Campigli. Chiacchierò con Picasso restando refrattaria al contemporaneo, Norah: preferì l'arcano dell'arcaico. Fu divorata dalla fama del fratello: più lui diventava cieco, più lei evolveva invisibile al mondo. Sembrava l'ombra desunta da un gheriglio bibliografico di Borges; pare il desiderio ferale di Arianna che vuole il Minotauro, suo fratello. «Non abbiamo mai litigato perché eravamo diversi. Ci siamo completati. A me piaceva giocare, a lui piaceva leggere e guardare le tigri. Georgie adorava chiacchierare, a me piaceva il silenzio. Nei miei quadri ho dipinto ragazzi che attendono l'amore, in silenzio. L'amore non c'è. Eppure lo aspettano. E io dipingo questa attesa», dice Norah in un'intervista rilasciata a Rodolfo Braceli, nel 1997, per La Nacion, intitolata provocatoriamente «Borges, il fratello di Norah».

Borges setacciava eresie, sostava, vizioso, al crocevia del caos; Norah dipinge la pazienza e la quiete. «Bisogna dare la gioia, questo dicevo a mio fratello, questo è il compito di un artista». In un quadro del 1945, L'Annunciazione, l'angelo è una donna scabra, operaia: ha un viso rassegnato alla provvidenza, così quello di Maria. «Mia sorella crede che il fine dell'arte sia dare serenità. Quando dipinge angeli è perché è certa che esistano», scrisse Borges. Lei lo riteneva una creatura al di là del giudizio. «Era buono. Siamo stati tutti buoni. Mio fratello ha letto per tutta la vita, non ha avuto tempo per essere cattivo. A volte diceva cose tristi, ma le diceva per dire. Mio fratello è nell'altro paradiso. Esistono due paradisi, lo sa? Questo è un paradiso, anche se non ce ne rendiamo conto a causa del rumore e del traffico. L'altro paradiso è in paradiso». Norah è stata l'angelo di Jorge Luis Borges: ha risolto il labirinto che ossessionava il fratello in un gioco da tavolo e il mostro che lo abita in una abat-jour sul comodino, di fianco al letto.