Nudi, Madonne e cavalli: "Attila" flagello di proteste

Per evitare polemiche sono state cambiate alcune scene. Ma l'animale (vero) è confermato sul palco

Arrivano lettere di protesta sulla scrivania della sovrintendenza del Teatro alla Scala. Allarmati gli animalisti, i cattolici, i difensori dell'infanzia. Sta accendendo gli animi lo spettacolo con cui, il 7 dicembre, viene inaugurata la stagione del Teatro alla Scala: Attila di Giuseppe Verdi. A inquietare sono alcuni aspetti della regia di Davide Livermore. Non disturba l'idea portante di Attila collocato fra le due guerre mondiali, e che «insegna etica al popolo italiano, addirittura al generale romano Ezio che rappresenta la politica italiana del tempo» (così Livermore). Preoccupano frammenti estrapolati qui e là, in pasto ai social e dunque di dominio e ludibrio pubblico: con sentenze prima dei processi. Nel mirino, l'impiego di animali in scena, l'uso di abiti succinti, la sovrabbondanza di video e una statua della Madonna mandata in frantumi.

Partiamo dalle garanzie. Colui che vestirà i panni del re degli Unni è il miglior Attila in circolazione, si chiama Ildar Abdrazakov, frequenta il ruolo da anni, ha voce, intelligenza interpretativa, carisma. Sul podio Riccardo Chailly, direttore musicale del teatro, 40 anni di una carriera in crescendo e nei luoghi che contano (dal Concertgebouw di Amsterdam al Gewandhaus di Lipsia e Lucerna). È rispettoso della partitura che indaga con cura certosina. Vive il proprio mestiere con passione, dedizione e studio. Crede in Abdrazakov, ma anche nel soprano Saioa Hernandez, nel ruolo di Odabella: «Caballé la definì la più bella voce del mondo. Nei recitativi è carica come una tigre. Perfetta in questa vocalità estrema che passa dal do di petto a due ottave sotto», dice. Altra garanzia sono coro e orchestra scaligeri, hanno Verdi nelle fibre. «Abbiamo trovato la famosa tinta del Verdi giovanile, il colore scuro e drammatico che descrive le zone più profonde del carattere di Attila. Un grandissimo condottiero, che in questa opera mette a nudo tutte le sue debolezze e insicurezze», ancora Chailly che getta acqua sul fuoco delle polemiche. «Con il regista c'è un colloquio continuo, il pensiero è in continua evoluzione ma non ci sono intoppi. Gli spettacoli crescono strada facendo, accade in tutte le produzioni».

A proposito di evoluzioni e censure. Nel frattempo è stata rimodellata la scena di baccanale durante la quale la statua della Madonna veniva scaraventata a terra. Indignato un sindaco-organista che ha scritto al sovrintendente Alexander Pereira lamentandosi, «in qualità di credente» della «scena blasfema contro l'Immacolata e contro la cristianità». Obiettivo raggiunto. Andrà in frantumi una statua: ma di un vitello d'oro. Livermore e il costumista Falaschi hanno inoltre rinunciato a certe nudità del baccanale. La prima della Scala verrà trasmessa dalle tv di mezzo mondo e avrà una diretta Rai: alle ore 18, in fascia protetta dunque. Dulcis in fundo. L'Ente nazionale per la protezione degli animali non approva la presenza del cavallo in scena. «Gli spettacoli con l'uso di animali sono fuori dal tempo. Il palcoscenico non è un posto per cavalli», lamenta Ermanno Giudici, presidente Enpa. «E' un ambiente innaturale. In una scena, il cavallo sarà circondato da 150 persone, tra cui bambini. E se s'imbizzarrisse? Se finisse nella buca d'orchestra? Si corrono rischi, sono state le stesse maestranze scaligere ad avvertirci. Per questo abbiamo scritto anche a Prefettura e Questura, oltre che a regista e sovrintendente. Il cavallo è animale timido per natura, non va portato in una situazione del genere». Croci e delizie di una prima della Scala. Non ancora consumata.

Commenti

fifaus

Ven, 30/11/2018 - 14:30

A me per la verità disturba l'idea portante di Attila collocato fra le due guerre mondiali, e che «insegna etica al popolo italiano, addirittura al generale romano Ezio che rappresenta la politica italiana del tempo» (così Livermore). Nell'occasione, suggerisco la lettura di un poemetto in ottava rima "Attila flagellum dei", ridotto sulle antiche stampe. Edito a Pisa 1864