Il nuovo «Re Leone» fotorealistico è ancora più vero (e commovente)

La tecnica innovativa impiegata nel remake del celebre cartoon Disney moltiplica le emozioni. Marco Mengoni e Elisa le voci italiane di Simba e Nala

Forse il gesto più futuristico, oggi, è quello della Disney con la serie di remake dai suoi stessi film di animazione (Cenerentola, Il libro della giungla, La bella e la bestia e, molto più recentemente, Dumbo e Aladdin) ma girati in live action (con attori dal vivo) o, cosa ancora più sperimentale, con la tecnica fotorealistica di animazione computerizzata come nel nuovo Il Re Leone di Jon Favreau che arriverà nelle sale italiane il 21 agosto (il 19 luglio in quelle statunitensi). Più futuristico perché lo è l'idea di riproporre un film per filo e per segno identico all'originale ma in una nuova, strabiliante animazione, fra realtà virtuale e live action. «È come una magia. Stiamo reinventando il medium cinematografico», ha detto il regista che ha già ottenuto grande successo di pubblico e di critica con Il libro della giungla (e già prima con Iron Man). Ma se la tecnica utilizzata è all'avanguardia, e sicuramente in futuro verrà ancora più sviluppata, la storia rimane quella che abbiamo imparato a conoscere nel classico Disney di successo del 1994, prima storia originale della casa, piena però di echi di quelle di Giuseppe e Mosè dell'Antico Testamento e dell'Amleto di Shakespeare.

Il film si apre con la stessa sequenza in cui ci viene mostrato nella savana africana l'arrivo di Simba, il leoncino figlio di Re Mufasa e quindi a sua volta futuro Re. Ma, come accade in tante famiglie, anche tradizionali, non tutti celebrano allo stesso modo l'arrivo del nuovo cucciolo, ed ecco l'introduzione di Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, che ha dei piani molto diversi, la cui messa in atto, fra tradimenti e bugie, porterà Simba lontano dal regno per molto tempo. Ad accompagnare la storia dell'allontanamento, prima del trionfale ritorno del piccolo Re Leone diventato adulto, ci sono naturalmente le musiche e le canzoni, vero marchio di fabbrica dei film Disney. E se nel cast di voci dell'edizione originale a interpretare Simba c'è Donald Glover, il cantante meglio conosciuto come Childish Gambino, e per la sua amica e promessa «sposa» Nala è stata chiamata addirittura Beyoncé, nell'edizione italiana la Disney ha coinvolto negli stessi ruoli due beniamini del pubblico nostrano, Marco Mengoni ed Elisa. I quali, all'anteprima romana del film per la stampa, si sono mostrati per ciò che sono, cioè grandissimi fan del Re Leone. «Ricordo - dice Elisa - la musica e alcune scene mitiche e iconiche, anche se rivedendolo con i miei figli ho notato che è cambiata la carta d'identità genetica emotiva: piangono molto meno e ci sono rimasta un po' male. Tornando al film è uno di quelli che abbracciano la naturalezza e il rapporto con gli animali e c'è questo senso di mamma Africa». E Marco Mengoni commenta: «Avevo 5 anni la prima volta che vidi Il Re Leone, e ricordo anch'io il legame con mamma Africa. D'altronde il cerchio della vita parte da lì e chissà se finirà li. Nel doppiaggio all'inizio, essendo Simba un cucciolo, ho giocato le carte di me stesso, perché anch'io sono ancora un po' un Peter Pan che non vorrebbe invecchiare. Comunque sono stato in Tanzania e ho sperimentato il mal d'Africa: non si può non essere legati a questo film che decanta quel territorio».

A questo proposito, destano allarme gli ultimi censimenti che stimano in solo ventimila gli esemplari di leoni nel mondo, mentre alla fine dell'800 erano un milione e mezzo soltanto in Africa. Disney, contestualmente al lancio del suo film, sta curando una campagna di sostegno e sensibilizzazione sull'argomento che naturalmente tocca più in generale il tema della salvaguardia dell'ambiente. Su questo Marco Mengoni è in prima fila perché, racconta, «sto sostenendo molte cause, con il mio disco insieme al National Geographic per proteggere il mondo da noi stessi e fare tutto il possibile per cambiare questa situazione. Sono impegnato anche in una campagna no plastic». Proprio come Elisa: «Sono d'accordissimo, anzi credo che siamo un po' troppi leggeri su questi temi. Bisogna fare tutto il possibile partendo però proprio dalle nostre abitudini personali».