«Il futuro inizia dal presente». Lo dice Ulisse nell'Odissea, la storia senza età che rincorre il tempo, perché è la storia della ragione che insegue il destino e se ne serve, cioè la storia dell'uomo, quando è in forma e sa domare gli oppi dei popoli, senza rifiutarsi mai di fumarne. Non lo dice nella traduzione di Monti, ma in Odissea - da Omero a Derek Walcott, in scena a Roma, allo Spazio Diamante, fino al 13 dicembre, con scenografia da Sin City e atmosfera da Fritz Lang (regia di Vincenzo Manna e Daniele Muratore; produzione di Alessandro Preziosi, Tommaso Mattei e Aldo Allegrini).
Lo Spazio Diamante consente un involontario living theatre, non avendo palco ed essendo un'enorme platea dove l'attore è spettatore e viceversa: si sta a pochi metri da Ulisse (Jacopo Venturiero, energico, tracotante, perfettamente nella parte), la sua band e le sue groupie Nausicaa, Circe (Elisa Di Eusanio: splendida, grunge, una venere in pelliccia col trucco sfatto e le cosce spudorate) e non c'è modo di non sentirsi nel racconto, di essere quel pubblico che s'avverte leggendo l'Odissea e che, pur non intervenendo, ne è il protagonista principale: l'umanità. Consigliato a tutti i figli di Dio, mono e politeisti.«Odissea» alla Fritz Lang fatta apposta per l'umanità
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