Opere da Pasolini, Faulkner, Leopardi E poi genocidi, colonialismo e droni...

Realismo e disincanto. Questi i confini in cui sembrano muoversi il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta e il direttore della 71ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica Alberto Barbera. Sanno che il mondo del cinema sta cambiando e che, a esempio, gli americani tendono sempre più a fare scelte di promozione interna. Barbera smentisce le malelingue sulla mancanza di divi in Laguna: «ci sarà Al Pacino in ben due film». Cioè Manglehorn di David Gordon Green, in concorso, e The Humbling di Barry Levinson, fuori concorso. L'impianto di Venezia è solido e riconoscibile, guarda al passato con i classici restaurati ma produce anche tre nuovi autori attraverso Biennale College. In mezzo una cinquantina di film, per non strafare, divisi tra Concorso, Fuori concorso e Orizzonti.

Al Lido dal 27 agosto al 6 settembre va in scena il festival più antico del mondo che da qualche anno sta attuando una politica di rinnovamento delle strutture, essendo naufragati per sempre i sogni di gloria con un nuovo palazzo del cinema (il buco senza la ciambella ma con l'amianto dentro è sempre lì). Il film di apertura sarà quello del messicano Alejandro González Iñárritu, Birdman or The Unexpected Virtue of Ignorance , con Michael Keaton, Edward Norton e Naomi Watts. Dice Barbera che «sarà sorprendentemente diverso dal tipo di film a cui il regista ci ha abituati», Amores perros e Babel . La tripletta degli italiani in concorso sembra seguire la falsariga tra il passato di Mario Martone che con Elio Germano ci racconta Il giovane favoloso Giacomo Leopardi, il presente di Francesco Munzi che con Anime nere (dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco edito da Rubbettino) ci porta nell'attualità di una famiglia calabrese in un mondo criminale ormai globalizzato (dalle vette dell'Aspromonte si passa per l'Olanda e per Milano) e il futuro incerto di un neonato nel film di Saverio Costanzo Hungry Hearts , ambientato a New York e tratto dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso (Einaudi). La letteratura la fa da padrona in diversi film sparsi nelle varie sezioni. In concorso c'è Abel Ferrara che nella produzione franco-belga (e minoritaria italiana) racconta Pasolini , interpretato da Willem Dafoe. Fuori concorso James Franco si diletta con Faulkner in The Sound and the Fury . In Orizzonti Renato De Maria si confronta con La vita oscura , interpretato da Isabella Ferrari dall'omonimo romanzo di Aldo Nove.

Altro tema portante delle opere in concorso è la guerra. Ecco quindi il genocidio degli armeni in The Cut di Fatih Akin che in 183 minuti ripercorre epicamente una storia di ricongiungimento familiare. E poi la Prima guerra mondiale con Nobi del giapponese Shunya Tsukamoto, la guerra d'Algeria in Loin des hommes di David Oelhoffen (da Camus) con Viggo Mortensen, e i problemi etici e morali molto contemporanei sull'utilizzo dei droni in Good Kill di Andrew Niccol, con Ethan Hawke.

Infine a 105 anni Manoel de Oliveira presenterà fuori concorso il suo nuovo film, O velho do restelo , che dura solo 19 minuti. «Fossero tutti così...», sarà il commento più gettonato tra gli addetti ai lavori tra qualche settimana al Lido di Venezia.