"Ora arrivo in tv e mi ritrovo madre di una generazione capace di telepatia"

L'attrice protagonista di «Sense8» su Netflix: «Un film che dura 12 ore»

È stata la sirena a Manhattan di Splash, l'assassina bendata di Kill Bill, la fidanzata (questo nella realtà) di John John Kennedy (lo sfortunato figlio del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti), è un'ecologista convinta e una vegana sin da quando esserlo non era di moda. Ora, a 56 anni Daryl Hannah, come molti suoi colleghi, è approdata in tv. Con Sense8, serie in due stagioni disponibile su Netflix e prodotta e diretta da Lilly e Lana Wachowski, creatrici e registe di Matrix.

La serie, la cui seconda e ultima stagione è ora fruibile su Netflix, ipotizza una nuova specie umana, l'Homo Sensorium, che riesce a comunicare attraverso la telepatia. Angelica, la donna interpretata da Daryl Hannah, è la madre putativa di un gruppo di ragazzi che sono nati e vivono in diverse parti del mondo, ma che hanno un fortissimo legame. C'è un poliziotto americano, una musicista islandese, una giovane indiana e uno scassinatore tedesco, un autista di bus africano e una trans di San Francisco, un attore spagnolo e una donna d'affari coreana. Angelica si ucciderà durante la prima stagione. «Ma avremo comunque modo di conoscerla meglio dice la bionda attrice - Lei era il contatto fra i ragazzi protagonisti e chi li vuole morti. Per salvarli, per eliminare quel contatto, si uccide, ma scopriremo la sua storia».

Una donna forte.

«Sì, molto, per quello mi è piaciuto interpretarla. In gioventù troppo spesso mi sono vista offrire parti da bella e vulnerabile, la classica donna di cui il protagonista uomo s'innamora. Per questo, quando mi capitano sotto mano parti più coraggiose, lotto come un leone per ottenerle».

Lei ha deciso di vivere lontano da Hollywood.

«Quel mondo non mi appartiene, non mi è mai appartenuto. Sono troppo timida».

E come ha fatto a far carriera allora?

«I primi ruoli, da sconosciuta, furono facili, ma poi arrivò la fama e l'attenzione della stampa e iniziarono i dolori. I flash dei fotografi, le grida mi terrorizzavano. Rischiavo di svenire, sono svenuta qualche volta».

Però quando si tratta di lottare per l'ambiente non si tira indietro. Si è fatta arrestare cinque volte.

«La prima successe nel tentativo di salvare una fattoria, la seconda per cercare di fermare la distruzione delle montagne per l'estrazione del carbone, in West Virginia; le altre erano perché manifestavo contro la costruzione dell'oleodotto Keystone. Siamo in un momento molto delicato, precario per la salute del pianeta, e tutti noi dovremmo fare tutto quello che è nelle nostre capacità per salvarlo da una situazione drammatica».

Ora poi, che gli Stati uniti si sono ritirati dagli accordi di Parigi...

«È un modo di ragionare miope e controproducente, ce ne accorgeremo un giorno, ma sarà troppo tardi. La gente ha una posizione troppo passiva sull'argomento».

Il suo ranch è autosufficiente dal punto di vista energetico.

«Con i pannelli solari. Ho anche un'auto elettrica con un generatore a biocarburante. Ormai considero questo, il mio attivismo, il mio vero lavoro».

Ed è anche vegana...

«Non mangio carne da quando avevo sette anni e non mi manca certo, non ricordo neppure più che gusto abbia».

Tornerà al cinema?

«Sì, anche come regista. Ho girato un film con un importante messaggio ambientalista».

Hollywood è cambiata da quando ha iniziato negli anni Novanta?

«Sì. Hollywood è cambiata. Ma non so dire se sia migliore o peggiore rispetto al passato. Certamente è cambiata la maniera di distribuire e produrre. Ora si fa cinema e tv in maniera diversa. Sense8 è il meglio di entrambi i mondi, perché è un film che dura 12 ore e non scende a compromessi».