Paolo Antonacci: "Cantavo e scrivevo di nascosto da papà Biagio"

Autore già affermato a soli 23 anni per Amoroso, Ramazzotti, Irama, Nek e tanti altri. Laureato in Scienze della comunicazione, curioso, attento alla realtà che lo circonda e con un grande amore per la musica, Paolo Antonacci è il protagonista della rubrica “Figli d'arte”

Nek, Francesco Renga, Eros Ramazzotti, Alessandra Amoroso, Irama e Annalisa, sono solo alcuni degli artisti per cui Paolo Antonacci (figlio di Biagio e Marianna Morandi) ha firmato brani. A soli 23 anni Paolo dimostra di avere idee chiare, concretezza e pronto con il suo Piano B, che spera di non dover mai utilizzare.

Sei laureato in Scienze dalla comunicazione, sarà il tuo piano b?
"Il Piano B è importante fondamentalmente perché in questo mestiere non c'è niente di scontato. Non necessariamente talento e ambizione ti consentono in automatico di lavorare e fare musica. Del resto c'è una lista infinita di figli d'arte che si sono cimentatati nel mondo della musica e in generale è raro che sia arrivato qualcosa di davvero interessante da parte di un figlio d'arte. Non è scontato che la vita d'arte e musica che respiri fin da piccolo, si tramuti nel tuo respiro".

Com'è nato il tuo amore per la musica in casa Antonacci?
"Sin da piccolo mi piacevano le parole... Ho allestito un mio studio in cantina e fino a 18 anni ho pensato che parallelamente studiare mi avrebbe dato una possibilità in più".

Perché?
"Perché per me la musica era un miraggio, vedevo gli ostacoli per arrivare alle persone. Era un qualcosa di difficile e mi sono sempre detto 'non so se ce la farò, forse devo cominciare a mettere la testa su altro..."

Per questo ti sei iscritto all'Università?
"La cultura fa bene e aiuta a esplorare altri mondi. Io credo sia impossibile svegliarsi alla mattina e pensare alla musica, quando invece è l'ultimo approdo dell'artista perché prima è fondamentale avere un background di conoscenza e di esperienza. Studiare aiuta e stimola la creatività. Così come anche avere le regole, che apprendi anche all'Università. Non avendo un lavoro fisso imporsi delle regole ti aiuta. L'Università è anche importante perché quando ho capito che mi avvicinavo alla Laurea, proprio in quel momento mi sono buttato sulla musica. Insomma il piano B serve per rafforzare il piano A (ride, ndr)".

Che ruolo ha avuto in tutto questo Biagio Antonacci?
"Il fantastico universo della canzone l'ho appreso per osmosi in casa e sono cresciuto nello studio di registrazione, dove mio padre ha fatto un paio di dischi molto importanti per la sua carriera. Mi ricordo che ero presente durante le registrazioni, la nascita delle canzoni. Insomma fin da piccolo sono cresciuto, pensando che quella cosa lì: la forma canzone aveva un grande potere di aggregazione, se penso a tutte le persone che sono venute a casa ad ascoltare musica. Insomma ho vissuto in un ambiente che mi ha dato tanti stimoli".

Cos'è successo dopo?
"Mi sono sempre chiesto se mi sarebbe piaciuto far parte di quel mondo. Dai 13 anni fino ai 18 ho scritto canzoni e li pubblicavo su Youtube ed era una cosa che facevo di nascosto, anche da mio padre. Nessuno se n'è accorto, alla fine avrò fatto al massimo mille visualizzazioni. In famiglia sapevano che avevo la passione per la musica anche se per diversi anni non se ne è parlato. Con papà mi confrontavo spesso, ma non avevo il coraggio di dirgli che pubblicavo i pezzi. Era più una cosa tra amici, incidevo in cantina e pubblicavo sul web".

Sentivi già allora il peso di essere un “figlio d'arte”?
"Quando capisci che nulla è scontato, ti crolla il mondo addosso e bisogna correre. Mi sono messo a studiare. Avevo sempre la volontà di cantare e incidere un mio eventuale disco. Scrivevo, scrivevo, ma poi pensavo a un ipotetico Sanremo Giovani, a chi mi avrebbe puntato il dito perché 'figlio d'arte' e che rottura di palle! Avevo sempre l'ansia di prestazione. Finché un bel giorno, Placido Salamone, con cui lavoravo mi disse 'perché non provi a far cantare le tue canzoni ad altri?'. Per me mi si è aperto un mondo".

Hai ribaltato la tua visione musicale?
"Sì, confesso che ero impreparato, non sapevo esistesse il lavoro dell'autore. Da lì mi sono detto 'usciamo dall'ottica di fare il cantante'. Così in una visione meritocratica di fare musica, ho deciso di mettere a disposizione le mie parole e il talento, non mettendo davanti il mio cognome. E' stato tutto abbastanza veloce in questi due anni".

Insomma non diventerai mai un cantautore?
"Questo è un desiderio che non ho mai accantonato, io continuo a crederci e penso che un giorno lo farò. Di certo credo che in Italia in questo momento storico la figura dell'autore stia acquisendo un peso molto importante".

Intanto a Sanremo Big hai già partecipato...
"Eh sì proprio con il brano in gara di Nek e Luca Chiaravalli 'Mi farò trovare pronto'. Sarò sempre grato a Nek e a Luca per avermi dato questa grande opportunità. E' stato anche bellissimo ascoltare la versione del brano in duetto con Neri Marcorè, nella serata del giovedì. E' stato il mio primo Sanremo ed è stata una grande emozione. Però anche l'anno in cui le nuove leve avevano la necessità di farsi sentire. Ragazzi come Ghemon, Zen Circus, Motta e Mahmood avevano voglia di prendersi tutto, scardinare le regole e giocarsela. Nek è tra i numeri uno del pop italiano ed è capitato nel complicato anno della rivoluzione. Sono rimasto un po' male per la classifica finale, questo non lo nego (il brano è arrivato al 19esimo posto, ndr). Però almeno in radio siamo stati alti. Poi c'è stato anche un altro progetto di cui sono andato molto fiero".

Quale?
"Ho curato tutta la direzione artistica del disco del giovane trapper di 'Amici 18', Alvis".

C'è ancora un cantante per cui vorresti scrivere?
"Mi piacerebbe molto scrivere per Luca Carboni, ho un legame affettivo con le sue canzoni. E anche per Elisa che quest'anno ha avuto un exploit fortissimo".

A proposito di trap, c'è anche tuo fratello Giovanni che si è messo in gioco...
"Giovanni invece ha deciso di metterci la faccia e ha pubblicato su Youtube dei brani che sono andati bene! C'è anche Tredici Pietro (il figlio di nonno Gianni Morandi, ndr) che è una delle più belle sorprese della musica Italia degli ultimi, non soltanto per la potenza dei brani che possono piacere o no, ma anche per la potenza del cambiamento. Lui è un marchio, fa sempre più numeri e c'è sempre più gente ai suoi concerti. Ha fatto capire che la musica viene prima di tutto".

Com'è avere come nonno Gianni Morandi?
"Meraviglioso. Gianni, come papà Biagio, vive sempre la musica addosso".

Hai già nel cassetto la canzone che è “La canzone” con cui debutterai come cantautore?
"Spesso dovrei tenermi da parte alcune canzoni, il problema è che d'istinto finisce sempre che le faccio ascoltare agli altri artisti con cui lavoro. Dovrei imparare a chiuderla a chiave. Arriverà e non so ancora sotto che forma arriverà..."

Al piano b ci pensi ancora?
"Non ci voglio nemmeno pensare per ora perché sono totalmente assorbito dalla musica. Però confesso che mi stuzzica l'idea di prendere una seconda laurea in Storia e Filosofia".

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Commenti
Ritratto di makko55

makko55

Lun, 29/07/2019 - 20:22

Accidenti che infanzia difficile.............

Ritratto di mailaico

mailaico

Lun, 29/07/2019 - 21:38

sembra quell'idiota del mio vicino di casa che dal terzo piano sogna di partecipare a sanscemo. Ogni giorno canta a squarciagola con la sua voce super-stonata.