La parola ai maestri del secolo breve

In volume le conversazioni di Roberto Righetto con venti grandi del pensiero

In un mondo rumorosamente dominato da sedicenti influencer, protagonisti del cicaleccio pettegolo e superficiale che inquina la nostra esistenza, può sembrare del tutto anacronistico, quando non addirittura inopportuno, cercare degli interlocutori di temi alti. Roberto Righetto, che ha diretto laicamente- dal 1988 al 2015 le pagine culturali del quotidiano cattolico Avvenire, non ha avuto paura di sembrare inattuale, e ha raccolto le interviste più significative della sua carriera in un volume appena uscito per Jaca Book, Venti maestri del secolo breve (pagg. 150, euro 18).

La sua fede personale, mai negata ma neppure ostentata, non ha spento l'insaziabile curiosità, tipica di ogni sincero studioso di filosofia, che anima il suo lavoro di giornalista e scrittore. I maestri interrogati da Righetto, credenti e non, sono accomunati dalla stessa, impellente, passione di verità che li ha guidati sulle diverse strade della loro esistenza.

Jean Guitton, Gustavo Bontadini, Edgar Morin, Walter Ong, Renè Girard sono alcuni degli intellettuali che hanno suggerito risposte diverse alle domande ineludibili ma quotidianamente eluse- che riguardano il senso della realtà e il significato dell'esistenza.

Molti, a esempio, esprimono una posizione critica riguardo la rivoluzione tecnologica, che rischia di ridurre la capacità di pensare criticamente e di confrontarsi con la memoria storica. Altri, invece, ne esaltano l'innovazione, come ad esempio Walter Ong, discepolo di McLuhan, che loda la nascita della società aperta e il recupero dei valori precedenti alla civiltà della scrittura, che, non va dimenticato, è la cultura della Riforma, basata proprio sulla verità presunta del Libro. Per alcuni, la religione ha una funzione sociale, utile a disintossicarci dal pervasivo materialismo di massa che punta esclusivamente al godimento immediato dei beni di consumo; per altri, invece, è l'unica via oggi percorribile per giungere alla fondamentale dimensione del sacro, la sola che possa in qualche modo soddisfare i bisogni più intimi dell'essere umano. Non si pensi, comunque, che i temi trattati riguardino argomenti astratti o lontani dalla quotidianità: Paolo Volponi ci ricorda, per esempio, la dimensione umana della fabbrica propugnata da Olivetti, mentre Mario Tobino ripercorre con strazio la incommensurabile tragedia seguita alla legge Basaglia, che abolì i manicomi, ma non i matti.