La passione, la guerra, la libertà: O'Connor e O'Flaherty, voci d'Irlanda

Due raccolte (brevi) di racconti di due grandi autori da riscoprire

Seba Pezzani

Lotta per la libertà, povertà e struggimento per l'abbandono forzato della terra natia sono i due temi prevalenti nella tradizione letteraria irlandese. Ci sono pure amori contrastati, celebrazione delle bellezze dell'isola, canti e danze, birra nera, whiskey e scazzottate e, negli anni, gli scrittori irlandesi hanno mostrato una forte propensione alla forma narrativa del racconto. Basta fare qualche nome, contemporaneo e passato: William Trevor, James Joyce, George Moore, Daniel Corkery, Edna O'Brien, John McGahern.

A questi grandi autori vanno accostati Liam O'Flaherty (1896-1984) e Frank O'Connor (1903-1966). Non a caso, a quest'ultimo è intitolato un prestigioso premio letterario, il Frank O'Connor International Short Story Award. Oggi sono disponibili due brevi raccolte di racconti dei due autori, in formato realmente tascabile, a misura di lettore. Ospiti della nazione, di O'Connor e Il cecchino, di O'Flaherty, entrambi tradotti da Carmine Mezzacappa e pubblicati da Edizioni Paginauno, al costo di 10 euro l'uno.

Liam O'Flaherty è uno strenuo difensore della cultura autoctona, non solo dell'Irlanda in generale ma pure delle sue isole Aran, uno dei pochi paradisi incontaminati d'Europa, una manciata di scogli sferzati dai venti di tempesta dell'Atlantico, che sembrano guardare più alla lontana America che alle vicine coste del Connemara. Un baluardo gaelico contro l'anglicizzazione del paese. Il re di Inishcam ha a che fare con questo tema caro all'autore.

È con disincanto che O'Flaherty guarda all'esperienza della guerra civile, come si nota dalle prime pagine di questa raccolta che si apre con il racconto Il cecchino e forse ancor più dal secondo racconto, Guerra Civile. Il lettore sa bene dove stia la lealtà dell'autore, ma è come se O'Flaherty, schifato dalle violenze della guerra e dal grigiore della politica, preferisca non prendere posizione, lasciando al lettore il compito di capire. In fondo, l'incapacità di comprendere le vere cause dei tormenti interiori è una costante della sua poetica, che non manca mai di fare ricorso alla forza crudele della natura, evitando prese di posizione filosofiche, senza peraltro mai difettare di passione. Ma è lo stesso O'Flaherty a sgombrare il campo dagli equivoci. «Lo scrittore che rimane indifferente ai movimenti sociali del suo tempo, o che non riesce a comprenderli, non è in grado di scrivere nulla di valore». Leggete lo stupendo Verso l'esilio, la descrizione delle poche ore che mancano al commiato tra due dei numerosi figli di una famiglia sul punto di imbarcarsi per il Nuovo Mondo. Una vicenda normale per la poverissima Irlanda, dopo la grande carestia di metà Ottocento. Fuori dal comune sono, invece, i sentimenti che la accompagnano, la disperazione di una madre che teme di non rivedere più i due figli, peraltro destinati a un futuro probabilmente più roseo.

Il racconto con cui si apre la raccolta di Frank O'Connor è Ospiti della nazione, da cui pare abbia trovato ispirazione Neil Jordan per il suo film La moglie del soldato. In pieno conflitto per l'indipendenza dell'Irlanda, un manipolo di patrioti si trova a vivere un dilemma lacerante: come fare a sbarazzarsi di ostaggi con i quali si è instaurato un rapporto, se non d'amicizia, quanto meno di stima reciproca.

Due piccoli-grandi libri, con relative postfazioni del traduttore, da leggere d'un fiato.