Con Paul Newman un avvincente «Intrigo»

Di Hitchcock ce n'è uno solo. Tanti hanno provato ad imitarlo, ma quasi tutti hanno dovuto rinfoderare i sogni di gloria. Però bisogna ammettere che Intrigo a Stoccolma (21.15 La7) non va lontano dal bersaglio. In fatto sia di tensione, sia di umorismo. L'ha girato nel 1964 il canadese Mark Robson, autore tutt'altro che memorabile, anche se oltremodo prolifico, cui si devono, tra gli altri, in ordine sparso, Dalla terrazza, La locanda della sesta felicità, I ponti di Toko-Ri, I peccatori di Peyton. Dunque a Stoccolma si distribuiscono, come tutti gli anni, i premi Nobel. Lo scontroso scrittore americano Andrew Craig (Paul Newman) si preoccupa più di dar la caccia al whisky e alle vichinghe che dell'imminente cerimonia. Anche se annebbiato dall'alcol e dalle notti bianche, complice la bionda impiegata Lisa Andersen (Elke Sommer) del ministero che gli è stata messa alle costole, s'accorge che qualcosa non quadra nel comportamento del Nobel per la fisica, l'anziano professor Max Stratman (Edward G. Robinson), sempre controllato dalla nipote Emily (Diane Baker), zelante burocrate agli Esteri. Qui, è evidente, c'è lo zampino del Kgb. Ecco che allora il nostro uomo si mette ad indagare per proprio conto, rischiando più volte la ghirba. Al tirar delle somme è un avvincente e frizzante poliziesco, pur se ai limiti della credibilità. Paul Newman è in evidente gita di piacere, Edward G. Robinson è un caratterista coi baffi (in tutti i sensi), la sorridente Elke Sommer sgrana gli occhioni mentre viaggia a ben tornito petto in fuori.