Pieraccioni mette in scena la sua allergia al matrimonio

Il regista gira nel Mugello la commedia «Se son rose» E spiega: «Voglio occuparmi dei figli, non delle mogli»

Quanti uomini lo pensano, ma non lo dicono. Lui, invece, che ai primi miliardi guadagnati, nei Novanta, con film divertenti e apparentemente facili, già temeva le donne più avide del suo patrimonio che del suo amore, si è radicalizzato, quanto a unioni col gentil sesso. «Ne sono certo: non riesco a superare i tre anni di matrimonio. Se solo si potesse evitare la maratona dell'unione coniugale, per occuparsi dei figli solamente! Il fuoco ce l'ho per mia figlia, non per le donne», scherza Leonardo Pieraccioni. All'ombra d'un cedro del Libano, nel suo Mugello dove, nelle sale di Villa Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo, gira le scene di Se son rose, commedia autobiografica in uscita con Medusa il 29 novembre, Leo parla e parla.

È un cinquantenne aitante, i ricci neri sempre folti e una chiacchiera ridanciana da juke-box, mentre racconta di sé: il tenero legame con la figlia Martina, avuta dall'attrice Laura Torrisi; il divano del venerdì sera, con pizza nel cartone e tivù, motivo per cui le sue donne, stufe, se la filano; le «trombamiche», che però non gli piace nominare così, i sodali Carlo Conti e Giorgio Panariello, coi quali «si diverte a bestia», facendo cabaret. Tutta materia confluita nel film, alla terza settimana di riprese, tra Prato, il Lago di Bilancino e, prossimamente, Scarperia, in mezzo all'entusiasmo dei fan mugellani che implorano selfie con Leo. «La mi' mamma dice che sono uguale al mi' babbo. M'ha chiesto: hai mai regalato fiori a una donna? Mai fatto: non ho l'app del romanticismo», spiega «il cabarettista prestato al cinema», come si definisce lui. Non a caso le foto dei suoi genitori, papà bello come Kirk Douglas, mamma rassicurante, troneggiano sul comò della sua casa per fiction.

Il film comico, di e con Pieraccioni, che cura soggetto e sceneggiatura, parla di Leonardo Giustini, giornalista sportivo anche vincitore del Premio Indro Montanelli. La carta è stanca, però, e lui finisce sul Web, a occuparsi di tecnologie fantasiose: ha 3 milioni di followers. Single di ritorno e separato dall'ex-moglie (Claudia Pandolfi), vive con la figlia quindicenne Yolanda, alias la napoletana Mariasole Pollio (vista in Don Matteo , è una nota vlogger ), stanca di vederlo sempre abbracciato al computer. Così la ragazzina, su suggerimento della nonna, invia un sms alle dieci ex del papà: «Torna. Sono cambiato». «Rispondono quattro scellerate. C'è Elettra la litigiosa, cioè Donatella Pession. E io dico che quando si comincia a litigare, meglio lasciarsi... C'è Benedetta, la noiosa, Caterina Murino, che è diventata suora laica. Ed io sono eccezionalmente noioso... Poi c'è la smemorata, Michela Andreozzi e, si sa, facciamo tutti finta d'essere scandinavi quando si tratta di ricordare i tradimenti. Infine, mi arriva un uomo, alias Antonia Truppo, che sta cambiando sesso e fa: Sto andando a vela e a motore. Ma spengo la vela se tu mi ami. A me è capitato per davvero: ho conosciuto una donna che era una Madonnina, poi è diventata San Francesco», narra Leo, definendo il suo film «una suprema dichiarazione d'amore ai rapporti tra padri e figli». E stavolta mi sono divertito a farmi dire, dalle donne, tutto quello che Laura Torrisi diceva a me. Infatti, adesso lei invoca la Siae!». Da ragazzo, Pieraccioni studiava all'Università di Firenze, poi prendeva il 18 e andava al cinema, a vedere Taxi Driver... Una vita semplice e serena. «Poi ci hanno rovinato Al Bano e Romina. Felicità. Mano nella mano. E adesso la mi' figliola parla di famiglia. Dovremmo fare i genitori, prima di sposarci».