Pierfrancesco Favino: "Quando papà è morto ero sul set, continuai a girare"

L’attore, protagonista a Cannes con “Il traditore”, ricorda il rapporto col padre, scomparso mentre girava in Marocco, e “il dolore che mi attraversò a ondate”

Pierfrancesco Favino racconta per la prima volta il rapporto con suo padre. L’attore, protagonista al Festival di Cannes con Il traditore (film di Marco Bellocchio che ha suscitato polemiche per l’uscita in sala fissata al 23 maggio) ha rivelato a Vanity Fair il legame con il genitore, scomparso quando lui era in Marocco sul set di El Alamein - La linea del fuoco.

Era il 2002 e la troupe di Enzo Monteleone stava girando nei dintorni di Erfoud. “Sono nel deserto – spiega Favino – nei panni del sergente Rizzo, sul set di El Alamein. Un assistente di produzione viene incontro e mi guarda in modo strano. ‘Chiama tua sorella’, dice, poi abbassa gli occhi. Rientro in roulotte e le telefono. ‘Papà non c’è più’, sussurra lei. Riaggancio e ho un momento di totale scollamento dalla realtà”.

Pierfrancesco Favino sulla morte del padre: “Il mio dolore”

Favino ha vissuto quel lutto in modo particolare. “Mi osservo allo specchio – ricorda l’attore – e nell’immagine riflessa c’è un tipo che mi somiglia, vestito in modo strano. Esco all’aria aperta. Mi chiedono se me la sento di continuare. Mi hanno già permesso di andare a trovarlo in precedenza e so che non potrò ripartire. Decido di girare. Mentre aspetto il mio turno sulla sedia, il dolore mi attraversa a ondate. Mi ferisce e prima di tornare come una fitta, lascia spazio a un’assurda euforia. Mi sento una balla di fieno trasportata dal vento in un film western. Quando torno a casa, al posto di papà, c’era una pietra col suo nome”.

Agli inizi, il genitore tentò di dissuaderlo dal sogno di abbracciare il mondo del cinema. “Gli dissi – confessa Favino – ‘Voglio fare l’attore’ e papà rispose: ‘Solo un coglione può fare una scelta del genere’. Risposi a tono: ‘Da qualcuno deve aver preso’. Poi però con lui ho ritrovato un rapporto, mi sono sentito dire: ‘Ho capito che hai fatto tutto da solo e sono orgoglioso di te’. Ho scoperto che collezionava i ritagli di giornale con il mio nome e un po’ mi sono commosso”.