Pif, l'ex "cretino" da contratto che il pubblico prende sul serio

Show geniale su Mtv, film premiato al Torino Festival. Così il ragazzo perditempo è diventato una rivelazione

«Signora, a suo figlio l'acqua lo bagna e il vento lo asciuga». Così dicevano i professori alla mamma di Pif, al secolo Pierfancesco Diliberto. Oggi quel ragazzo quarantunenne che, secondo il detto siciliano, non si lasciava coinvolgere dalle lezioni, con il suo primo film da regista appena uscito nelle sale, La mafia uccide solo d'estate, è quinto nella top ten degli incassi al botteghino. A convincere è la favola palermitana del bambino Arturo (da grande lo stesso Pif) innamorato di Flora (Cristiana Capotondi) che s'intreccia - come un Forrest Gump siculo - con il racconto di vent'anni di storia di mafia culminati con le stragi di Capaci e via D'Amelio. Era il '92 ma è diventato l'11 settembre dei ragazzi della generazione di Pif che ora firma l'omaggio più bello, privo di retorica ma pieno di affetto, agli uomini dello Stato uccisi dalla mafia.

Ma chi è veramente Pierfancesco Diliberto così coinvolto da quegli eventi da saperceli restituire ora tra riso e pianto? Tutti lo abbiamo imparato a conoscere una decina di anni fa quando era una delle Iene di Italia Uno e intervistava i vip lasciandoli da soli all'improvviso per seguirne altri molto meno famosi. «Ma chi è 'sto stronzo?» lo apostrofò giustamente Maurizio Costanzo il cui incontro era stato interrotto da Pif in favore di Giorgio Mastrota. Per fare un servizio così ci voleva proprio «una faccia da culo», la stessa espressione con cui gli ammiratori lo salutavano affettuosamente come ricorda Pif nella sua autobiografia Piffettopoli. Le fatiche di un quasi vip. Sì avete capito bene, il nostro nel 2007 per Zero91 aveva già scritto le sue memorie in cui si raccontava con tanto di foto (la prima comunione, il primo televisore Autovox…). Ecco allora la telefonata della zia Gabriella di Frosinone che gli proponeva di andare a lavorare alla loro agenzia di assicurazioni. La classica proposta parentale del lavoro sicuro che a 27 anni suonati non si dovrebbe rifiutare. Ma Pif già sognava il cinema. Un amico gli promette un incontro con Franco Zeffirelli che però tarda ad arrivare. Così ecco la decisione di andare nel Regno Unito. Ma a fare che? «Come diceva il mio amico Costantino, tra non fare un cazzo a Palermo e non fare un cazzo a Londra, meglio a Londra», è la risposta di Pif all'epoca molto fancazzista. E proprio così, pronto a ridere su tutto e su tutti a partire da se stesso, lo ricordano molti di quelli che lo hanno conosciuto quando ancora era solo Pierfrancesco. Ma Londra costa cara, urge un lavoro. Che trova in un ostello di Notthing Hill in qualità di House Porter. Traduzione in italiano: «Estraevo peli dal buco delle docce. Ne trovavo a ciuffi, a cespugli, a gomitoli ed estraevo». Oltre a fare le pulizie sperimenta anche i primi piccoli filmati con la videocamera che aveva imparato a maneggiare col padre e segue il corso di Media Practice, una di quelle robe un po' sfigate pagate dal Comune, ma che, scritte in inglese, fanno curriculum. Tanto che nel 2000 viene ammesso ad un corso per autori televisivi organizzato da Mediaset. Inizia così a lavorare alla trasmissione Candid & Video Show facendo subito incazzare i Boy Scout con il personaggio di «Lupetto, cittadino perfetto»: «È il paradosso del mio lavoro: tu fai il cretino e la gente ti prende sul serio», ricorda Pif centrando perfettamente il suo personaggio. Come quando andò da Andreotti e riuscì a fargli leggere due dei tre cartelli preparati: «Via Giulio Andreotti», «Insigne statista», «Che fino al 1980 ha tenuto relazioni amichevoli e dirette con esponenti mafiosi di spicco». Perché, scrive il partigiano Pif, «io sono convinto di una cosa: o si piangono i morti uccisi per mafia o si tifa per Andreotti. Delle due, l'una!». Da quel servizio nascerà la geniale trasmissione di Mtv Il testimone e, soprattutto, questo film che era il suo sogno di quindicenne e in cui Andreotti è presente in un modo tutto da vedere. Ecco chi è Pif: ex cretino per contratto, d'indole fancazzista, oggi l'unico uomo con la macchina da presa che è riuscito a inserire la parola «mafia» nel titolo di un film italiano.

P. S. Pif alla fine sul set di Un tè con Mussolini ha fatto da assistente a Franco Zeffirelli o, meglio, al «capobranco matriarcale» dei suoi tanti cani, la divina Blanche...

Commenti

Accademico

Mer, 04/12/2013 - 16:56

Bravo Pif, ti auguro tanta fortuna!

yomo1974

Mer, 04/12/2013 - 18:11

Come giornalista e professionista, l'autore di questo articolo dovrebbe quanto meno sottolineare che non sia stato pagato pizzo per girare le scene a Palermo e, messaggio più importante, che la mafia esiste ma si puo' distruggere.... Il problema è che l'articolo è invece un po' minaccioso: del tipo state attenti a non badare a questo fancazzista e soprattutto: Pif stai bene attento a quello che dici, guardati le spalle.... e la realtà (mafiosa) del metodo Boffo supera la fantasia di un bel film da andare a vedere!