Il pioniere Rodcenko, l'avanguardia continua della "Leica"

Non siamo tra quelli che sentono nostalgia per l'Urss. È indubbio però che a partire dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917 si sviluppò un fervente movimento artistico che contribuì alla nascita del gusto moderno. L'avanguardia russa, infatti, si pone come un fenomeno unico nel 900, una stagione straordinaria attraversata da artisti e intellettuali attivi in diversi linguaggi. E Aleksandr Rodcenko (1891-1956) è fondamentale in quanto il suo lavoro ha toccato pittura e design, teatro e cinema, e soprattutto la fotografia, sempre con risultati eccezionali. Talmente organico e complesso che lo si legge meglio oggi rispetto ai suoi difficili tempi, a sessant'anni dalla morte. Lo testimonia la mostra davvero ricca e completa Aleksandr Rodcenko al Museo d'Arte della Svizzera Italiana (Masi), al LAC di Lugano (fino all'8 maggio).

«Dobbiamo rivoluzionare il nostro pensiero visivo», disse nel 1928. Era nato nel 1891 a San Pietroburgo «sul palcoscenico di un teatro» a due passi dalla Prospettiva Newski da una famiglia umile, il padre contadino che lavorava anche come attrezzista, la madre lavandaia. E fin dai primi passi, mossi negli anni '10, Rodcenko sentiva quel dovere alla sperimentazione che lo farà diventare curioso per qualsiasi forma del sapere visivo. Nella fotografia, tecnica che lo ha reso celeberrimo coi ritratti della madre e del poeta Majakowski, il Pioniere con tromba, la Natura morta con una Leica - suo inseparabile attrezzo da lavoro - i tuffi, lo sport, il circo, ha introdotto il pensiero concettuale che poi altri svilupperanno ma di cui fu iniziatore assoluto. Dal '24 al '54 non ha mai smesso di fotografare, stampare in camera oscura, trasferendovi i principi del costruttivismo e inventando il cosiddetto «metodo Rodcenko» che consisteva nella costruzione di un'immagine diagonale e nell'introduzione dello scorcio.

Convinto assertore della modernità, attratto dalla tecnologia, dall'architettura, dal movimento umano, inventò un nuovo lessico e una nuova sintassi, trasformando la foto documentaria in vera e propria opera d'arte, anche se il successo definitivo gli giunse dopo la morte: la prima mostra personale è datata 1957 alla Casa dei giornalisti di Mosca e i suoi rapporti con il regime e la cultura ufficiale non furono mai teneri, se si pensa che nel 1951 venne espulso dall'Unione degli Artisti con l'accusa di essere un formalista. Sarebbe sbagliato limitarne l'importanza alla sola fotografia: di lui si ricordano le pubblicità per i film di Vertov ed Eisenstein, i costumi teatrali per Majakowski, e quindi i libri, i disegni, i collage.

Rodcenko fu anche caposcuola dell'astrattismo geometrico, maestro nella combinazione di generi vari, avendo come punto focale quello di creare un'arte veramente contemporanea. Gli anni '10 furono appunto quelli dell'influenza futurista e della vicinanza alla pittura astratta; nel '16 partecipò a Magazin, la mostra futurista voluta da Tatlin a Mosca. Poi negli anni '30 «prestò» il suo genio creativo al Realismo Socialista, evidenziando soprattutto la bellezza del lavoro in fabbrica e facendosi suo malgrado interprete di un'ideologia. «Mi piacerebbe fare fotografie incredibili diceva - che nessuno ha mai fatto prima, immagini della vita stessa, assolutamente reali, capaci di stupire e travolgere. Devo farlo a tutti i costi. Allora sì varrà la pena vivere e lottare in nome della fotografia come arte».