La pittura sposa la scienza nei quadri colti di Pasquali

Un approccio razionale e "rinascimentale" alla creazione

Ha la nitidezza delle grandi pittrici naturaliste del '500-'600, la compattezza e lucidità dei maestri fiamminghi del '400, il colore acceso e contrastante dei pittori toscani del Rinascimento. Eppure Beatrice Pasquali ha una sua cifra originale e inconfondibile. Lavora su tavole di legno, le prepara abilmente e poi vi dipinge a velature sottili gli oggetti più disparati, pesci, uccelli, lucertole, pezzi di stoffa, gambe e calze rosse. E ognuno di quegli oggetti si trasforma in una straordinaria icona. Il processo creativo? Lo spiega lei stessa, chiara e determinata: «Amo tutto ciò che è scientifico oltre che artistico. Leggo, spulcio libri, vado nei musei di storia naturale o anche d'arte. Guardo, mi suggestiono, lavoro su un'idea, vedo con precisione il quadro che devo fare e poi lo realizzo». Non è facile trovare opere di tale forza e bellezza.
Nata nel 1973 a Verona, dove oggi insegna Disegno di base presso l'Accademia di Belle Arti, Beatrice si è diplomata all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha scelto una sua strada creando installazioni, sculture, opere grafiche e pittoriche, usando per ciascuna disciplina un modo diverso e personale. In che rapporti stanno, ad esempio, nella sua arte pittura e scultura? «Tra loro hanno pochi rapporti. Ma la mia pittura è solida come una scultura. Io cerco la forma, il volume, il colore deve essere compatto e unito, non sfuso». Ama Paolo Uccello, Pontormo e Man Ray.
Ùtere felix è un olio su tavola che rappresenta un pezzo di abito rosso, un pesce e un mazzocchio, cioè un copricapo rinascimentale. Le Encyclopaedia picta, titolo dato a varie tavole, che alludono a quelle scientifiche, presentano gli accozzamenti più disparati e metafisici, anguille con solidi, pesci con mani e corpi nudi, stoffe e lucertole. Oggetti uniti con senso estetico più che simbolico. Strani titoli, da dove nascono? Dai libri: «Ùtere felix l'ho trovato scritto sul manico di un cucchiaio romano, vuol dire “usa felice”, mangia felice e mi è piaciuto». Studio, razionalità, casualità, curiosità, bizzarria sono gli ingredienti e i motori di un'arte raffinata e colta. Oggi Beatrice partecipa a mostre, cura copertine di libri, studia e legge molto. Insomma, è brava, sa quello che vuole e l'otterrà.