La politica cinese del figlio unico? "Un esperimento radicale. Fallito"

Saggio-inchiesta del Premio Pulitzer Mei Fong: "In realtà per l'economia non è positiva"

La politica cinese del figlio unico, avviata nel 1980 e terminata nel 2015, è stata «l'esperimento sociale più radicale al mondo». Un modo - spiega Mei Fong, giornalista Premio Pulitzer, di origine cinese, cresciuta in Malesia e da anni negli Usa - per «correggere la marea umana, cambiare i comportamenti delle persone, di fatto inserendo lo Stato nel più intimo degli spazi familiari - in casa, nella camera da letto, nell'utero delle donne». Ecco perché Mei Fong ha deciso di indagare sul campo, parlando «con molte persone, dai funzionari che dovevano applicare la legge, agli scapoli solitari nelle province cinesi che non riescono a trovare una moglie, ai membri della generazione dei Piccoli imperatori figli unici, cercando di capire come questa politica ha condizionato il loro mondo». Ne è nato Figlio unico (Carbonio editore, pagg. 268, euro 17,50), un libro molto documentato e molto partecipato, in cui, oltre alle storie più sconvolgenti di «aborti forzati e sterilizzazioni», Fong mostra «gli effetti quotidiani per milioni di cinesi, come le scelte per gli appuntamenti, o i prezzi delle case», o il boom delle «bambole del sesso»...

Il risultato principale di questa politica è che il futuro della Cina sarà quello di un Paese «troppo anziano, troppo maschile e troppo poco», per quanto riguarda la popolazione. È questo il paradosso: concepita per raggiungere «l'obiettivo fissato da Deng Xiaoping di un Pil pro capite di 5mila dollari entro il 2000», in realtà la politica del figlio unico non solo non ha favorito la crescita cinese ma rischia, nei prossimi anni, di frenarla: «I progressi economici della Cina sono stati dovuti soprattutto alla rimozione delle restrizioni socialiste, alla riforma di società statali inefficienti e alla capitalizzazione della sua enorme forza lavoro, che l'ha resa uno dei maggiori centri manifatturieri del pianeta». Ma, con «30 milioni di scapoli in più» e «una popolazione che invecchia, tanto che entro il 2050 un cinese su quattro sarà in pensione, e la maggior parte di loro peserà, per avere sostegno, su una forza lavoro sempre più ridotta», gli effetti (alcuni già reali, altri all'orizzonte) sono: «tassi di criminalità in aumento in alcune aree», un «traffico del sesso» dai vicini Vietnam, Cambogia e Corea del Nord, «un enorme deficit pensionistico» e «problemi di salute pubblica». E ancora: «La Cina ha difficoltà ad aumentare la popolazione nella fascia che più le interessa, la classe media istruita. Nonostante la nuova politica dei due figli, l'anno scorso il tasso di natalità è crollato; perché, come in quasi tutte le società sviluppate, la famiglia si restringe».

Come è nata una politica così radicale, brutale e, alla fine, poco soddisfacente? «È stata concepita dagli scienziati missilistici - spiega Mei Fong - Non da demografi, o da sociologi, o da economisti. O da donne...». Andò così: «Alla fine della Rivoluzione culturale, gran parte dell'élite intellettuale era stata repressa, o uccisa. L'unico gruppo intatto era quello dei militari e degli scienziati della difesa. È stato solo un gioco di numeri, per loro: fecero i calcoli e stabilirono che l'obiettivo di Deng non fosse raggiungibile, se non attraverso una quota rigida di un figlio per famiglia». Quota mantenuta al prezzo di «multe, di solito 7-10 volte il valore del reddito annuale», «perdita del lavoro», «distruzione delle proprietà»; per i funzionari «punizioni, licenziamento, censure se le loro aree eccedevano i limiti».

Risultato: «Aborti forzati e sterilizzazioni forzate». Come è successo qualche anno fa, con grande scandalo (ma nessuna conseguenza): «Nel 2010 una donna di nome Feng Jianmei, incinta al settimo mese, fu portata via e costretta ad abortire». E ancora, Mei Fong ricorda di avere parlato con un funzionario che le ha raccontato di come avessero «inseguito una donna incinta, durante un raid notturno, fino a uno stagno; finché lei era finita nell'acqua, immersa fino al collo, e li supplicava, piangeva, li pregava di farle tenere il bambino...».