Dalla politica al moralismo La brutta fine della sinistra

Giampietro Berti

È possibile governare politicamente le passioni, e in modo particolare le passioni politiche, indirizzandole verso pratiche e obiettivi che rafforzino la democrazia? Di più: è auspicabile che il mondo politico cosiddetto progressista metta mano alla vita mentale e culturale degli individui per distoglierli da vizi e da sentimenti nocivi, al fine di risvegliare in essi quelli positivi del bene comune? In Passioni e politica, scritto a quattro mani da Paul Ginsborg e Sergio Labate (Einaudi, pagg. 130, euro 12) rispondono di sì. Propongono cioè un governo politico delle passioni nella prospettiva di unire ciò che nell'epoca contemporanea è separato, vale a dire il sociale e l'individuale. La bestia nera dei due autori, infatti, è il neo-liberismo, demonizzato perché sarebbe alla base della costante devastazione dei valori comunitari.

Si ripete così, con altre modalità, lo schema della sinistra antiriformista, già presente negli anni Sessanta, quando nel suo lessico era ricorrente il termine neo-capitalismo per indicare l'affermarsi delle seduzioni negative del consumismo, ovvero quell'inizio di partecipazione al benessere delle masse popolari che, integrate nel «sistema», venivano distolte dal compito primario della lotta di classe. Il capitalismo, in qualunque modo si manifesti - oggi sotto la forma neo-liberista - rimane la vera minaccia costante alla vita democratica; convinzione, questa, fondata sulla negazione dell'evidenza, perché il capitalismo è inseparabile dalla forma politica liberal-democratica che quasi sempre lo accompagna. Conosciamo, infatti, regimi politici a struttura capitalistica senza liberal-democrazia, ma non conosciamo alcun regime liberal-democratico senza una base socio-economica capitalistica.

Assistiamo, con questo testo (ma ce ne sono decine dello stesso tono), all'ennesimo contraccolpo della sconfitta del marxismo, sconfitta che ha portato una parte della sinistra alla metamorfosi del rivoluzionarismo. Questo, infatti, è passato dal piano sociale al piano morale, anzi alla deriva moralistica, la quale si presenta come volontà di purificazione e di rigenerazione volta a liberare gli esseri umani dallo spirito egoistico.