Un posto a teatro

Ci sono almeno due motivi per cui vale la pena assistere a Rob, che rappresenta la Grecia alla 24ª edizione della rassegna di drammaturgia contemporanea in corso fino al 6 luglio a Genova. La firma del testo, prima di tutto, Efthymis Filippou, il nome che ha dato il via al successo europeo di Yorgos Lanthimos, regista supernominato agli Oscar 2019. I film The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro, tra le rivelazioni delle ultime stagioni cinematografiche, portano la firma di questo autore di Atene, che ha trovato la sua cifra nell'esplosione del lato grottesco della tragedia classica in trame spietate e disturbanti. In Rob - monologo stratificato, montato incastonando gemme di contemporaneità e teatro antico - gli spunti del Cervo sacro ritornano: un ragazzo scompare, o forse muore, e tra le voci che lo commemorano c'è magari anche la sua. Rob era carnefice e capro espiatorio, giusto e criminale: amava le regole a livello sociopatico, aveva fatto dell'estetica una bandiera, sapeva chi uccidere senza esitare, si trattasse anche dei propri genitori. Un viaggio nella psiche che delizia e tortura lo spettatore, compiuto miracolosamente da un attore fresco di scuola, che è il secondo motivo per cui vale la pena spendere un'ora e mezza in sala. Simone Cammarata, siciliano classe 1995, è al suo primo monologo ma, qualche perdonabile esitazione a parte, è perfetto. Incarna dieci voci in una metamorfosi quasi priva di allestimento a sostegno e si giostra da martire a demone a eroe senza mai perdere l'alienazione: dieci e lode.

ROB Genova, Sala Mercato, fino al 29 giugno.