Quando Hitchcock terrorizzò il pubblico Rai

Francesco Mattana

Alfred Hitchcock si affacciò, in senso letterale, sugli schermi della televisione italiana il 17 gennaio 1959. Quella volta lì, affacciandosi da un grattacielo, comunicò agli spettatori che un tale, disperato per il fallimento della propria ditta, si era appena lanciato nel vuoto. Peccato, commentò «Hitch» con flemma, perché quando lui gli disse che la ditta era fallita, mica diceva sul serio. Stava solo scherzando. Questo il prologo di Il finto indovino, primo episodio trasmesso in Italia del ciclo Alfred Hitchcock presenta, che in America aveva già spopolato. Parlare di Hitchcock come maestro del cinema è un atto dovuto, ma è bene ricordare che il suo genio si è dispiegato anche in tv. Il volume Brividi sul divano. I telefilm di Alfred Hitchcock (Marietti Editore), di Beatrice Balsamo e Giorgio Simonelli, approfondisce le incursioni del regista sul piccolo schermo. Delle 400 puntate andate in onda egli ne diresse solo 20, però era l'ispiratore di tutta la serie. Inoltre vi appariva sempre in carne e ossa, dispensando commenti finemente macabri all'inizio e alla fine. Il successo del programma fu tale che da allora i produttori permisero a Hitchcock di fare quello che voleva senza restrizioni e il risultato di questa libertà creativa portò alla realizzazione di capolavori come Marnie, Gli Uccelli, La donna che visse due volte. Ma nonostante riponesse nel cinema le principali ambizioni, anche quei telefilm di 23 minuti ognuno erano, nel loro piccolo, hitchcockiani in tutto e per tutto. Il suo stile, fatto di suspense e grovigli psicanalitici, trovò piena ospitalità sul tubo catodico: mogli che uccidono mariti a colpi di cosciotto d'agnello, scapoli che ammazzano le pretendenti riducendole a mangime per pollame. Poi c'era la macchina da presa che si soffermava sui volti «perturbati», così come avveniva nel finale di Psyco. Per la Rai, che ai tempi proponeva un palinsesto più «tranquillizzante», questa serie da brividi fu una scommessa vinta, tanto che il successo ottenuto diede poi la stura agli eroi del giallo di casa nostra, da Sheridan a Maigret fino a Montalbano.