Quando i carcerati diventano attori: la Compagnia Stabile Assai di Rebibbia

I detenuti di Rebibbia portano in scena dal 25 al 28 aprile l'anteprima nazionale del loro spettacolo "La fine dell'alba" al teatro Golden di Roma

Detenuti che diventano attori e calcano le assi del palcoscenico. Succede al teatro Golden di Roma, dove la Compagnia Stabile Assai dei Carcerati di Rebibbia va in scena in anteprima nazionale, dal 25 al 28 aprile, con lo spettacolo "La fine dell'alba", per la regia di Francesco Cinquemani.

La storia, scritta da Angelo Turco, è quella di cinque sessantenni rimasti disoccupati, che non riuscendo a reinserirsi nel mondo del lavoro decidono di compiere una rapina. Lo spettacolo è ambientato infatti all'interno di una banca, dove i cinque rapinatori si sono asserragliati con tre ostaggi. Nelle lunghe ore della notte trascorsa sotto assedio, tra i di loro si sviluppa un'affascinante discussione intorno ai temi della Vita e della Morte: i cinque sono infatti posti di fronte all'alternativa tra l'ergastolo, e quindi la prospettiva di una vita in carcere, e la morte.

Gli attori sono naturalmente carcerati, che per la prima volta non recitano semplici monologhi ma si cimentano in un vero e proprio spettacolo di drammaturgia penitenziaria. La compagnia Stabile Assai, d'altronde, è il più antico gruppo penitenziario italiano, in attività dal 1982 e premiato dal Presidente della Repubblica nel 2013 con la medaglia d'oro per la valenza artistica della sua opera sociale. Sulla sua attività è stato di recente il film documentario Offstage.

Dello spettacolo in scena domani sera dice l'autore Angelo Turco: "La Compagnia Stabile Assai porta in scena tutti testi inediti, nel filone di quella che si può definire la drammaturgia penitenziaria. Con questo spettacolo vogliamo denunciare la scarsa sensibilità sociale delle istituzioni verso il problema del reinserimento dei detenuti nella società dopo che hanno finito di scontare la pena."