"Quando un padre", con Gerard Butler al bivio tra carriera e famiglia

Nonostante la poca originalità della trama, l'intento strappalacrime riesce. Un melò familiare di qualità medio-bassa ma di buona volontà, quella di allenare al senso della vita

Negli ultimi anni i drammi strappalacrime con una sinossi elementare come quella di "Quando un padre", il nuovo film con protagonista Gerard Butler, sono nati direttamente come prodotti televisivi. Eppure Mark Williams, produttore qui all’esordio nella regia, è riuscito nell'intento di confezionare, attorno ad un racconto poco originale, qualcosa che avesse comunque la statura stilistica del grande schermo, in parte grazie alla presenza di un buon cast, in parte arricchendo il film di una panoramica su temi collaterali interessanti come quello della precarietà del lavoro.
Un cacciatore di teste di Chicago, Dane Jensen (Gerald Butler) ha la possibilità di vedersi lasciare la società dal capo (l'ottimo Willem Dafoe), prossimo al pensionamento. Naturalmente deve prima vedersela in una gara all'ultima commissione con un'ambiziosa collega, Lynn (Alison Brie). Nello sprint finale di Dane verso la conquista del vertice, avviene però che a suo figlio (Max Jenkins) sia diagnosticata una forma di leucemia. Ciò significa che l'uomo si troverà a mettere in discussione le sue priorità.
Gerard Butler, qui in veste di produttore oltre che di protagonista, si è speso molto in questo progetto. Il risultato gli dà ragione solo in parte: il film, come melò familiare appare un po' forzato e come racconto di riscatto suona artificioso.
La caratterizzazione del personaggio principale è senza dubbio curata, anche se in buona parte stereotipata. Butler è abbastanza convincente nelle vesti di un maniaco del lavoro che ha perso il contatto con il senso della misura e della realtà: fedele solo alla propria arrogante e spietata ambizione, non conosce etica e non ha tempo da dedicare alla famiglia.
Il film esplora il rapporto tra lui e il figlio, così come quello con la coniuge. Entriamo nel quotidiano di quest'uomo fin nelle dinamiche sessuali di coppia. Quando nel suo presente irrompe il dramma, non è facile per lui concentrarsi immediatamente sulla sua difficile situazione casalinga e recuperare il tempo perduto con le persone care.
Non si tratta più solo di affrontare dentro di sé la dicotomia lavoro-famiglia quanto di crescere come essere umano ed elaborare un proprio disegno dell'esistenza. Ci metterà un po', commetterà ancora passi falsi e questo rende il personaggio credibile e la storia, per quanto lacrimevole e in parte scontata, non del tutto già scritta. Lungo il tragitto che porta ad abbracciare il messaggio del film, ovvero che si raccoglie ciò che si semina, buona parte del pubblico si emozionerà e commuoverà.
Alla fine "Quando un padre" è una parabola in cui tutto si incastra in maniera fin troppo perfetta. La lacrima facile, ottenuta con scene un po' ricattatorie, non depone a favore della qualità del film, la cui regia resta scolastica. Ciò detto, siamo di fronte a una di quelle pellicole utili a chi voglia dare una lucidata, con la commozione, a valori che solitamente, nella realtà, tornano in primo piano solo quando siamo di fronte ad esperienze emotivamente forti.
Il cinema serve anche a questo, a tenere allenato il nostro senso della vita.