Quei ragazzi di vita a Berlino prima di Hitler

Daniele AbbiatiSono Cani perduti senza collare, sono Ragazzi di vita. Ma ciò che Cesbron prima, nel 1954, e Pasolini dopo, nel '55, hanno scritto di loro con questi romanzi non basta a descriverli. Il francese cattolico e l'italiano comunista scritturano due gruppi di giovani per parlarci, il primo di misericordia e redenzione, il secondo di perdizione e conformismo. Loro, però, quelli che il tedesco Ernst Haffner pedina come un poliziotto o come un creditore, sono cani perduti senza collare e ragazzi di vita senza il beneficio del corsivo o della condizionale, prigionieri nella bolla d'incertezza e povertà, violenza e rassegnazione fra una guerra mondiale e l'altra.Loro sono Fratelli di sangue, anche se il titolo sotto cui apparvero nel 1932 per volere di Bruno Cassirer, Jugend auf der Landstrasse Berlin, era meno esplicito. Esplicito è invece il contenuto di questo libro, prontamente messo al rogo dai nazisti pochi mesi dopo l'uscita. Un decennio dopo toccò ai bombardamenti farlo tacere, colpendo gli archivi di Cassirer. Silenzio totale per settant'anni, nessuna ristampa per assenza di materia prima. Fino a che, nel 2013, qualcuno ne recupera una copia, gli cambia il titolo in Blutsbrüder e lo pubblica presso Metrolit. Ora Fratelli di sangue esce in italiano (Fazi Editore, pagg. 206, euro 17,50, traduzione di Madeira Giacci) e rende giustizia al suo autore, sparito come la sua opera ma, diversamente da questa, mai riapparso. La sua biografia sta in due righe, e la seconda ha l'aria di una condanna a morte: visse a Berlino fra il 1925 e il '33, e nel '38 venne convocato al Reichsschrifttumskammer di Goebbels, in sostanza, il tribunale della cultura non allineata.Haffner faceva il giornalista, e l'assistente sociale. Quindi le bande di ragazzini in bilico fra lo scappellotto paterno e l'arresto erano il suo pane. Un pane duro e nero come il futuro di quei disperati che bazzicano per il Mitte, il quartiere della capitale teatro delle disavventure di Walter, Erwin, Heinz, Ludwig, Jonny, Fred, Konrad, Hans, Georg. Tutti minorenni tranne Jonny, consumano la loro giovinezza, trascurati dalle famiglie, tra piccole truffe e furti, scippi e baratti. Intorno a loro, puttane sfatte e operai alcolizzati, commercianti sparagnini e guardie sul chi vive, bande nemiche e ragazzine che si offrono per pochi centesimi.Le vicende dei nove s'intrecciano a quelle del decimo membro esterno al gruppo, Willi, evaso dall'istituto di rieducazione dopo aver riempito di botte herr Friedrich, il cerbero più odiato. Ogni sera, la ricerca di un giaciglio per la notte, ogni mattina, la caccia a qualcosa da mettere sotto i denti e da fumare, scaldandosi nelle bettole o nei cinema, ammiccando alle checche in cerca di carne fresca. Fra i problemi più urgenti, procurarsi dei documenti d'identità: si può risolverlo rivolgendosi a un vecchio ebreo del ghetto. Quando cominciano le prime defezioni, quelle di Willi e Ludwig i quali, stanchi di sottrarre borsellini alla mogli di sottoproletari come loro, affittano una stanza e si mettono in proprio riparando scarpe usate da rivendere, si potrebbe pensare che i Fratelli di sangue siano pronti a cambiare registro. Pensatelo pure, se credete. A pensar bene non si fa peccato, ma quasi mai ci si indovina.