Quel «corridore» recluso che gareggia per ribellarsi

In scena all'Argot di Roma La solitudine del maratoneta

È in scena fino al 12 maggio al teatro Argot Studio di Roma, nell'adattamento e regia di Nicola Pistoia, protagonista Alfredo Angelici, La solitudine del maratoneta, con Antonella Civale, Dimitri D'Urbano. La scelta di mettere in scena questo testo viene dal riconoscimento dell'attore per una sua personale passione: la corsa. Il regista Nicola Pistoia ha riconosciuto nell'attore questa energia e ne ha condiviso le emozioni mettendole in scena. Ma l'elemento portante della vicenda è un altro: un giovane recluso in un riformatorio ha lo straordinario talento di corridore. Questo talento lo porta ad ottenere dei benefici; può allenarsi davanti agli occhi scrupolosi e severi del suo carceriere: un goffo e ambizioso direttore dell'istituto che proietta su questo ragazzo la propria ambizione, coltivando nella repressione-liberazione di questa recluta, un desiderio sfrenato di successo personale. Il giorno della gara, il giovane, a pochi passi dal traguardo, incrociando gli occhi del suo sorvegliante, ha un'illuminazione. Si ferma. Perderà la gara, ma giungerà al suo personale punto di arrivo rivoluzionario e ribelle.
L'attore Angelici ama la corsa, una forma di ascesi se vogliamo: la maratona avvicina a Dio e quell'odore di sudore equivale all'odore della libertà. Correre è anarchia, è un privilegio di per sé. La corsa può anche essere folle, ma lo decidi tu. La sofferenza, lo sfinimento del corpo, durante una maratona ci fanno giungere ad una diversa consapevolezza interiore. Durante lo spettacolo gli occhi dell'attore protagonista si accendono di un particolare guizzo: gioia di correre per il personaggio, gioia di discorrere per l'interprete. Il monologo finale vale il biglietto, anche se l'adattamento e la regia sfruttano poco la carnalità della vicenda e nell'insieme, l'elegante allestimento (illuminato dal bel disegno di Pietro Sperduti), rischia di apparire esangue se affidato perlopiù alla voce pastosa dell'attore narratore. I fatti vengono scanditi anche per mezzo di inserti di voci registrate tratte dal film Gioventù, amore e rabbia di Tony Richardson. Lo spettacolo ha il merito infine, di promuovere un progetto umanitario denominato «purosangue». Offre assistenza sanitaria alle popolazioni del Kenya ed è contro il doping a livello internazionale.