Questa «Medusa» ha il potere di pietrificare il senso del linguaggio

Paolo Sortino

Certo moralismo ancora vivo tra gli intellettuali vorrebbe farci credere sia caratteristica tipica dell'autore esordiente scrivere di molte cose tutte assieme, infittendo la trama con fatti e visioni inutili poiché incapace di tenere ferma la mano su un unico tema, un solo registro linguistico. Come se davvero, per fare un esempio, l'Ulisse di Joyce fosse difettoso per le stesse ragioni e non fosse invece il più grande romanzo della modernità per ricchezza di risvolti, saliscendi stilistici, quantità di personaggi che sono figure e controfigure di uno stato mentale olografico fedele alla mappa mentale non tanto dell'autore, ma dell'intera antropologia nel tempo vorticoso che descrive e che in ultimo costituisce il vero contenuto del libro perché è la sua forma. Sarebbe come rimproverare a Einstein la complessità del linguaggio matematico necessaria per descrivere la Relatività. Ma è quello che accade oggi. La letteratura continua a perdere gradualmente la sua qualità scientifica a vantaggio di un appiattimento sia formale sia contenutistico e alla conseguente sovrapproduzione dei vari Gramellini, tutti ugualmente stupidi e inutili.

Così, al modo del maestro irlandese modernista, non è lo sperimentalismo (sostantivo creato per avere il diritto di fraintendere), ma l'esperienza estetica a rinsaldare la Tradizione elasticizzandone il canone, col quale chiede a tutti noi che scriviamo di nutrire intolleranza nei confronti del quieto manierismo, della stanchezza spacciata per saggezza, dell'idolatria della banalità confusa con la trasparenza. Ad avere imparato questa lezione sono alcuni autori italiani che il talentuoso editor Vanni Santoni ha scovato per la fortunata casa editrice Tunué. In sedici mesi ha messo in fila nove perle di rara scrittura. L'ultima, esce in questi giorni, è il romanzo Medusa di Luca Bernardi (pagg. 134, euro 12). Se la trama contasse qualcosa mi soffermerei sui cadaveri dei bambini; sui reparti psichiatrici in cui si trova il protagonista ossessionato dagli alieni e dal sesso; vi intratterrei coi sui viaggi tra alcove di prostitute. Ma vi dirò solo del suo grande progetto, quello di stilare il primo Dizionario Semiologico Abissale, perché uno scrittore fa questo: dona la percezione che ogni parola non sia quella giusta, ma lo scarto, più che mai necessario affinché resti traccia di una ricerca di senso. Resta la voce, che è un lamento reale per questo tempo privo di coraggio.