Lo strazio del bambino-soldato

"I bambini sono i soldati migliori" da questa frase di un politico della Liberia il film Beasts of no Nation

«I bambini sono i soldati migliori. Imparano rapidamente, sono leali al loro comandante, non discutono gli ordini, si nutrono con poco, combattono con efficacia». È il giudizio di un politico della Liberia, a suo tempo comandante di uno dei tanti eserciti di ragazzini che hanno contrassegnato il Continente nero nell'ultimo trentennio. A Cary Joji Fukunaga, il regista di Beasts of no Nation , ieri in concorso, è tornato alla mente quando si apprestava a girare quel film, tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore nigeriano Uzodinma Iweala. Del resto, si deve al romanziere inglese William Golding quel Signore delle mosche profetico, più di mezzo secolo fa, nel delineare l'accoppiata guerra-infanzia, l'accettazione di una leadership nel nome della violenza, i riti tribali di iniziazione ecc. Un po' troppo lungo, Beasts of no Nation narra la storia di Agu, che una delle periodiche guerre civili africane strappa alla madre mentre nel contempo gli uccide padre e fratello, facendolo finire in una banda di ribelli al nuovo potere, più o meno fatta di coetanei e guidata da un ambiguo quanto carismatico capo. Fra droghe, esecuzioni, attentati, il ragazzino paga il suo tributo all'orrore, e solo la speranza di ritrovare la madre mantiene in lui una possibilità di riscatto. «Non ho fatto Beasts of no Nation per dire una parola definitiva su un tema così drammatico» dice il regista. «Ho cercato di capire cosa c'è oltre le scelte che si è costretti a compiere, cosa può ancora rimanere dell'innocenza di un'età».