Il remake di "Annie", ​al cinema

Si tratta in sostanza di una versione aggiornata della produzione originale. Il risultato non è altro che un agglomerato di stucchevole carineria

Commedia musicale che attualizza un grande classico americano e ne mette in risalto la componente zuccherosa.
Prodotto da Will Smith e Jay-Z, arriva al cinema "Annie - La felicità è contagiosa", remake di un film di John Houston del 1982 nonché trasposizione del premiatissimo musical di Broadway del 1977.

Si tratta in sostanza di una versione aggiornata della produzione originale, le cui canzoni più rappresentative sono state riscritte e riorchestrate in modo da suonare più attuali. A interpretare la protagonista, che tradizione vorrebbe essere una bambina con i capelli rossi, troviamo stavolta un'afroamericana, la candidata all'Oscar per "Re della terra selvaggia", Quvenzhané Wallis. Anziché vivere in un orfanotrofio (come nel fumetto degli Anni Venti da cui ha origine la storia), anacronistico nella New York del 21° secolo, Annie in questa versione abita in una casa di Harlem con altre bambine rimaste senza genitori. Sono tutte sotto la tutela di Colleen Hannigan (Cameron Diaz), una rocker fallita col vizio della bottiglia che si mantiene grazie ai sussidi che lo Stato le riconosce per ogni ospite disagiata. La vita di Annie cambia il giorno in cui il magnate e candidato sindaco, Will Stacks (Jamie Foxx), intravede nel loro incontro fortuito una mossa vincente per la propria campagna elettorale. L'uomo ancora non immagina che la vicinanza di quella bambina lo porterà a seppellire per sempre il suo gelido cinismo.

La pellicola oltreoceano è uscita lo scorso Natale e, in effetti, la collocazione ideale per un film tanto smaccatamente sentimentale è senz'altro quella delle feste di fine anno. Lontani da quel periodo, la messa in scena appare per quella che è: un agglomerato di stucchevole carineria. La solarità, l’ottimismo e la gioia di vivere della piccola protagonista sono senza dubbio contenuti edificanti e consoni a un prodotto per famiglie ma il film, nel complesso, snatura e appiattisce la storia di partenza rendendola poco più che una favoletta insipida costellata di momenti musicali. Anche se la narrazione è modernizzata dall'apporto di cellulari e social network, la regia resta anonima e la caratterizzazione dei personaggi a dir poco stereotipata. I villain della storia sono ridotti a macchiette ed è oggettiva la carenza vocale di alcuni interpreti. Quando a cantare è Jamie Foxx, il gap con i comprimari è enorme e l'effetto boomerang: ci illude per un momento di essere in un vero musical, di quelli dotati di performance capaci di far vibrare il pubblico. Commercialmente la pellicola può anche andare a segno, come del resto ha fatto in America incassando quasi novanta milioni di dollari, ma il suo livello qualitativo rimane medio-basso.

Difficile che possa catturare l'attenzione di bambini oltre i dieci anni d'età.