Ripensare Julius Evola al di là del mito «incapacitante»

Luca Gallesi

Il nome di Julius Evola è recentemente assurto a un'inaspettata, e ingiustificata, ribalta internazionale quando Steve Bannon, consigliere di Trump, venne accusato dalla stampa di essere un seguace del filosofo italiano. In realtà, si trattava di una fake news, atta a screditare il nuovo presidente Usa. Bannon, in un discorso del 2014, aveva semplicemente fatto il nome di Evola come uno degli autori di riferimento di A. Dugin, un intellettuale allora vicino a Putin, ma tanto è bastato per gridare allo scandalo, vista la demonizzazione che ancora colpisce l'autore.

Come ha scritto Gianfranco de Turris, su Evola continuano a gravare malevoli luoghi comuni ideologici e politici, nonostante l'ormai decennale lavoro di analisi e studio elaborato anche da autorevoli accademici, come dimostrano alcune recenti pubblicazioni: innanzitutto la nuova edizione aggiornata del Julius Evola. Un filosofo in guerra, proprio di De Turris (Mursia), indispensabile per inquadrare il ruolo che il filosofo ebbe durante gli anni della Seconda guerra mondiale. Due novità assolute, invece, sono uscite rispettivamente per le Edizioni Mediterranee, Julius Evola e la sua eredità culturale, ancora a cura di de Turris (pagg. 186 euro 22,50) e, di Gian Franco Lami, Arte e Filosofia in Julius Evola, per le edizioni della Fondazione Evola/Borghese (pagg. 240, euro 18). Si tratta di due volumi complementari, che ci aiutano a valutare la profondità del filosofo tradizionalista. Nell'Eredità culturale di Julius Evola sono raccolti gli atti dell'omonimo convegno tenutosi a Roma nel novembre 2014, a cui parteciparono, tra gli altri, studiosi del calibro di Claudio Bonvecchio, Davide Bigalli, Massimo Donà e Pietro Mander, dai cui interventi emerge il respiro internazionale di un protagonista della cultura italiana. Nella seconda opera, invece, come sottolinea intelligentemente Giovanni Sessa nell'introduzione, il pensiero evoliano viene esaminato soprattutto dal punto di vista filosofico, analisi che disinnesca l'accusa, mossa soprattutto dalla Nuova Destra, di essere un mito incapacitante, cioè un pensatore le cui idee non possono essere efficacemente vissute. Evola appare invece come un filosofo della libertà totale, anzi, assoluta.