Le Risa e il passato ritornano dalla città sommersa

Ainis sviluppa con libertà il tema della città sommersa, allegoria del passato cancellato

È un mondo capovolto, spesso allucinatorio quello in cui si svolge il romanzo di Michele Ainis, noto costituzionalista con la passione per la scrittura. Nel recente Risa (La nave di Teseo, pagg. 153, euro 16) seguiamo le vicende di Diego, quarantenne che esercita la professione di magistrato in una cittadina del Nord che ora deve lasciare per recarsi a Messina, la città dove è cresciuto. L'occasione non è delle più allegre: è morta la sorella della madre, alla quale era molto legato.

Durante il viaggio in treno, Diego conosce Camilla, una studiosa di «psicosismicità», disciplina a metà strada fra la geologia e la psichiatria che studia gli effetti dei terremoti sulla mente. Si tratta di un'allusione al tema del romanzo, che è, in senso lato, la sparizione. Non è allora un caso che dopo il funerale della zia, un Diego sempre più frastornato rilevi la scomparsa da Messina del collegio di sant'Ignazio, del liceo Maurolico in cui ha studiato , della fontana del Montorsoli... Anche il fratello minore Jacopo, sacerdote, è irreperibile, esiliato dal vescovo a Gibellina (altra città distrutta da un terremoto) per essersi innamorato di un'insegnante che forse è la stessa Camilla, che finirà per accompagnare Diego nella sua insolita inchiesta siciliana.

A dare la chiave per leggere un simile carnevale di sparizioni è Tano, il bibliotecario del comune. È lui a far precipitare il tema dell'evanescenza della realtà nel mito della «fata Morgana», allucinazione collettiva o meraviglia astronomica che si verifica, di solito, all'alba. La città, capovolta, si libra sul mare. «Se ne conoscono quattro forme» spiega Tano, «la Semplice, la Centupla, la Gassiforme, la Mista». In verità, c'è una quinta «fata Morgana», quella che dà il titolo al romanzo. Risa è la città seppellita in un lago, dal cui fondo svetta ancora il campanile della chiesa. A volte, assicurano gli abitanti della zona, se ne odono i rintocchi. E se la parte perduta fosse la migliore, si chiede Diego?

Con procedere a tratti noncurante, a tratti sicuro, Ainis sviluppa con libertà il tema della città sommersa, allegoria del passato cancellato, interpretando in senso letterale le metafore freudiane della rimozione e dello spostamento. Fra donne che sembrano la Gradiva di Jensen, si concepisce persino l'idea paradossale di una «geologia della morale»: che sia, cioè, la mente a influenzare i terremoti, non il contrario. Terremoti che a volte, tuttavia, hanno un aspetto prometeico. «Secondo Diodoro, tutta la Sicilia divenne un'isola dopo un grande scuotimento di terra». Del resto, chi di noi non ha mai approfittato di un utile terremoto per edificare, sulle rovine della prima, una seconda vita? O almeno per concedersi una piccola palingenesi.