"Rocketman": Elton John tra genio, lustrini e fragilità

Un'opera piuttosto didascalica, vivificata da scintillanti parti musicali. Ottimo l'attore protagonista ma sono lontane le emozioni destate da "Bohemian Rapsody".

Presentato all'ultimo Festival di Cannes, "Rocketman" racconta di come il timido pianista prodigio Reginald Dwight divenne Elton Hercules John, rockstar multimilionaria. Il film si concentra sugli esordi esplosivi del cantante e sugli anni difficili che li seguirono, prendendo il via proprio dal celebre ricovero in rehab, all'inizio degli anni '90. Con l'escamotage narrativo di una seduta con gli alcolisti anonimi, si fa ripercorrere al protagonista come e quando sia nata la sua condotta sopra le righe.

Di questo viaggio a ritroso è regista Dexter Fletcher, noto per aver portato a conclusione "Bohemian Rapsody" dopo il licenziamento di Bryan Singer. Purtroppo l'impatto emotivo e viscerale provocato dal film su Freddie Mercury qui non viene neanche lontanamente replicato. I motivi possono essere diversi tra cui il fatto che l'icona pop al centro di questo nuovo biopic non solo sia ancora viva e vegeta, ma abbia addirittura prodotto il film, compromettendone probabilmente in parte la sincerità. "Rocketman", infatti, è un'opera marcatamente celebrativa e fan service, in cui la parte tragica non oscura mai quella divertente ed esuberante e in cui qualsiasi forma di autolesionismo del protagonista è imputata al suo eccessivo candore e a una disperata fame d'amore. Vanno in scena tumultuosi legami familiari e personali ma, in una sorta di autoassoluzione, la rockstar sembra attribuire interamente i suoi guai, oltre che l'uso smodato di alcool e droga, a incontri sbagliati e a genitori anaffettivi.

La narrazione resta sempre piuttosto didascalica e farcita di vari cliché tipici del biopic musicale, su tutti quello dell'innocente ragazzo di provincia che, travolto da fama e successo planetari, scopre che il talento può essere una condanna. A riscattare almeno in parte "Rocketman" da una sceneggiatura blanda e da personaggi stereotipati sono però le celebri e bellissime canzoni che, coreografate in modo visionario e perfettamente integrate all'interno della storia, diventano strumento narrativo.

Nel mettere a nudo la persona dietro al personaggio, il racconto pone l'accento su come una dipendenza lasci sempre il posto a una nuova dipendenza ma indica anche la speranza di poter spezzare il giogo: nel caso di Elton John la chiave è stata perdonare le figure genitoriali, abbracciare il proprio bambino interiore e aggrapparsi alla funzione salvifica della musica.

In un film godibile ma in cui l'inventiva della messa in scena supera fin troppo la potenza emotiva, la vera sorpresa è l'attore protagonista, Taron Egerton (visto nei film "Kingsman"), che recita, canta e balla in modo eccellente, non sfigurando neppure sui titoli di coda in cui viene messo a confronto con il vero Elton John nei look più leggendari.

Commenti

federik

Sab, 01/06/2019 - 16:55

...ma quale genio e genio, questo è un ex tossico, alcolizzato e pervertito sessuale!

caren

Sab, 01/06/2019 - 17:53

La smania di fare film su persone, personaggi, storie vere accadute, ecc., sta diventando vera e propria patologia. Il cinema, quello vero, dei grandi Maestri, fatto con garbo e classe, e che raccontava molto più di quanto si faccia adesso, quel cinema che accendeva la fantasia, l'emulazione ed il coinvolgimento emotivo dello spettatore, è finito trent'anni fa. Oggi si va a pescare qualche personaggio da rotocalco da raccontare, con la sua vita, i suoi vizi e difetti, che francamente………..