Saba: "Tu sei giunto all'arte attraverso la vita"

Dalle lettere del Fondo Comisso emergono i rapporti con Montale, Gadda, Parise e molti altri

da Treviso

Nella Sala Manoscritti della Biblioteca Comunale di Treviso, con le pareti affrescate fino al soffitto, consultiamo la corrispondenza dello scrittore Giovanni Comisso. Tocchiamo le carte, le lettere, i telegrammi. Sono lettere scritte a mano o a macchina, lettere di nomi importanti, dalla grafia costante, precisa. In alcune il tratto è chiaro, lineare, le righe perfette; in altre la grafia è tormentata, quasi a rispecchiare l'animo, come quello di Saba che confida le sue crisi di «melanconia senza scampo». È uno scrigno, il Fondo Comisso, carico di storia e memoria, che venne acquisito dalla Biblioteca negli anni in cui era assessore alla Cultura Enzo Demattè, padre di Francesca, curatrice della mostra a Palazzo dei Trecento. Il Fondo era stato venduto dagli eredi di Comisso al Rotary Club, che nel 1974 lo acquisì e lo custodì. Poi, nel 1978, la donazione ufficiale alla Biblioteca di Borgo Cavour.

Francesca Demattè queste preziose carte ha cominciato a conoscerle fin da quando, ragazzina, di Comisso sentiva parlare in casa. Si innamorò di questo scrittore e decise di scrivere la sua tesi di laurea in Lettere Moderne su di lui. Una tesi che svelava un testo teatrale di Comisso, Il giuoco con gli occhi bendati, storia di un'amicizia tra due ragazzi e del suicidio di uno dei due. Italia ingrata, l'altro dramma teatrale, le cui prime sei scene furono pubblicate su Primato del 1941, Comisso lo aveva donato a Mario Botter, l'altro protagonista della mostra di Treviso. Nella corrispondenza ingiallita dal tempo che profuma ancora di fiumi di inchiostro si leggono parole scritte a penna. «Caro Comisso - scrive Vittorio Gassman il 23 marzo 1958 - Carlo Mazzarella mi ha parlato di un suo progetto di riduzione teatrale della vita di Casanova e mi ha detto che Lei desiderava sapere se la cosa mi interessava, prima di accingersi al lavoro. Certamente l'idea è affascinante, personalmente ritengo che potrebbe venirne fuori un grande spettacolo di interesse internazionale, quanto allo scrupolo critico e al linguaggio, il Suo nome è garanzia bastante». Carlo Emilio Gadda il 16 giugno 1952 dalla Radio Italiana gli invia «la preghiera di volerci mandare un tuo bel racconto (nelle dimensioni di 6 - 7 cartelle) che dovrebbero costituire paradigma del genere radiofonico. Radiofonico, tu sei al massimo grado, perché sei... Comisso...».

E ancora, ecco l'amicizia con Indro Montanelli che in un telegramma non datato gli scrive: «Se vieni a Roma, ricorda il mio indirizzo: Piazza Navona 93». O il legame con Eugenio Montale. Comisso il 6 agosto 1968 lo ringrazia per la sua «amicizia imperitura». «Hai lasciato in tutti un'ottima impressione - gli scriveva Saba il 23 dicembre 1928 - si dice che sei un uomo giunto all'arte non attraverso i libri, ma attraverso la vita». Comisso fu ammirato anche da Goffredo Parise, che nel 1954 gli scriveva: «Ho ammirato e amato quelle stupende pagine del Suo libro (Le mie stagioni, ndr)». Parise le trovò «piene di profumi, di entusiasmo, di quell'entusiasmo che oggi purtroppo tra i giovani non c'è più». Chissà che cosa è cambiato da quei giovani «impetuosi di gioia, frenetici, urlanti come sparvieri» che Comisso vedeva davanti casa.