"Salvo", quando il silenzio è crudele poesia

Salvo è una lezione di cinema di cui godere a sensi spalancati; il miglior esordio italiano degli ultimi anni

L'affascinante opera prima di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia rischiava di rimanere invisibile perché priva di un distributore italiano finché non è tornata vittoriosa di ben due premi dalla settimana della Critica di Cannes, cui l'Italia non partecipava da sette anni. Anche la sua realizzazione, costata solo un milione di euro, è stata tutt'altro che facile perché per ottenere i fondi necessari a portarla a termine c'è voluto un lustro.

Salvo narra di un killer della mafia siciliana che entra in contatto con una ragazza non vedente e invece di ucciderla, come necessario per ripulire la scena di un crimine, la risparmia nascondendola in una fabbrica abbandonata. In un'atmosfera soffocante per il caldo e la corruzione, l'incontro tra la cecità fisica di Rita (Sara Serraiocco) e quella morale di Salvo (Saleh Bakri) genererà una miracolosa scintilla di cambiamento in entrambi.

Questo piccolo gioiello stilistico, in cui si alternano realismo e poesia come in certi fiori nati sulle rocce, ha alla base un lavoro certosino di preparazione e pianificazione; niente è lasciato al caso, dal più piccolo movimento di macchina al respiro dei protagonisti. È un'opera atipica che si esprime in una stupefacente contaminazione di generi; il noir, il melò, la storia d’amore e il western si amalgamano qui in maniera viscerale grazie ad un talento estetico puro e a un'indubbia padronanza del mezzo cinematografico e dei propri riferimenti cinefili. Quasi completamente privo di linguaggio verbale, il film si affida alla splendida fotografia di Daniele Ciprì e a un paesaggio sonoro estremamente dettagliato che pretende dallo spettatore una acutizzazione dei sensi che è garanzia di coinvolgimento.

Davvero felice la scelta di impiegare come protagonisti attori dal volto sconosciuto al grande pubblico, come il palestinese Saleh Bakri, taciturno e carismatico, e la debuttante Sara Serraiocco, bravissima e di eccezionale intensità.

Salvo piacerà a chi sa apprezzare la seduzione eloquente del silenzio; perché è quella che gli dona un fascino particolare, da film borderline e talmente diverso da tutto quanto prodotto recentemente nel nostro paese che è probabile per alcuni i suoi 104 minuti di durata possano rivelarsi una stoica prova di resistenza quando non una penitenza. Ma per molti altri, i muti titoli di coda serviranno a far sedimentare dentro il meraviglioso finale vista mare, indelebile e raro come una pagina di vera letteratura.