Sangue, donne, coltelli Bubola canta la «nera»

Voglio restituire alla canzone la sua funzione originaria, cioè quella di raccontare e spiegare i fatti della realtà. Sin dall'antica Grecia, e ancora prima, i cantori popolari narrano i fatti della loro epoca per farli passare dalla cronaca all'epica». Così Massimo Bubola, cantautore innamorato del rock americano e coautore di molti classici di Fabrizio De André, illustra il suo nuovo progetto chiamato Instant Songs, cronaca in musica.
È una forma di giornalismo musicale in cui ogni mese, per un anno, scriverà on line, in download, un brano dedicato a un fatto di cronaca nera. «Tutte le canzoni avranno tre caratteristiche - suggerisce Bubola - devono essere legate alla cronaca nera, devono essere vicende italiane e porre una questione etica generale». Il primo brano pubblicato è dedicato alla morte violenta di Federico Aldrovandi (25 settembre 2005), il 18enne scomparso a Ferrara durante il controllo di una Volante della Polizia, per cui quattro agenti sono stati condannati per «eccesso colposo in omicidio colposo» a 3 anni e sei mesi di prigione. Il secondo, online in questi giorni, si intitola Chi fermerà queste croci ed è dedicato al femminicidio. «È strutturato come un salmo biblico ed è un agghiacciante elenco di morti femminili avvenute negli ultimi due anni, da Alessia Francesca Simonetta, assassinata, incinta, dal marito davanti alla figlioletta di 14 mesi a Fabiana bruciata a Corigliano Calabro il 25 maggio scorso. Il problema etico qui sta nella cultura maschilista della società, tanto che uxoricidio è una parola che non ha un corrispettivo maschile».
Bubola non è nuovo a questa formula, e negli anni ha scritto decine di «instant songs» come la recente Hanno sparato a un angelo (nel cd In alto i cuori) che narra la storia di due rapinatori che hanno ucciso il cinese Zhou Zeng e la figlioletta Joy che teneva in braccio. Oppure Cocis sulla mala del Brenta o Cuori ribelli, dedicata al tentativo di rivolta di alcuni indipendentisti texani. La sua collaborazione con De André è cadenzata da brani legati alla realtà odierna come Don Raffaè (su Cutolo), Una storia sbagliata (sulla morte di Pasolini), Fiume Sand Creek «che, parlando degli indiani, tratta anche delle vittime civili delle guerre moderne». La vera novità è che discute di questi temi in un blog di commenti e riflessioni sulle varie vicende. «Per il primo brano dopo 3 giorni abbiamo raggiunto circa 30mila persone e questo è un modo per risvegliare le coscienze. Oggi i media promuovono soltanto il pop ed essere anticommerciale è un marchio d'infamia. Un tempo la Produttori Associati promuoveva i dischi di De André e di Raoul Casadei contemporaneamente. In America c'è ancora una grande tradizione cantautorale di brani on the road legati alla situazione sociale, da noi va scomparendo, dopo il ritiro di Guccini e Fossati c'è stata una specie di diaspora. Voglio fare come i narratori medievali in un pub scozzese del 1400, che cantavano storie cruente e forti». Bubola ora sta elaborando le nuove canzoni; potrebbe attingere, dicono i rumors, a vicende che hanno fatto molto scalpore come l'omicidio di Meredith Kercher (il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito riprenderà da capo e si potrebbe parlare di rapporti morbosi tra giovani)o la strage (con molti punti oscuri) compiuta da Rosa e Olindo a Erba. Magari potrebbe anche aiutare a trovare la «vera» verità, comunque a discutere, a provare sentimenti perché «si continua a parlare di povertà economica ma non si parla mai di quella spirituale e morale. Io sono un semplice cantacronache, sono apolide e apolitico ma soprattutto un artista poetico e popolare. Come i cantori sardi (o quelli di molte altre regioni) che conservano quel canto arcaico che fa bene all'anima e si trasforma in poesia. Perché il testo è importante, ma la parte che una canzone non dice, quella che rimane sospesa, è quella che la fa durare nel tempo. Come dicevano Baudelaire, o Pound: la poesia rimane al suo interno». Sorge spontanea la domanda: tra un anno nascerà un disco? «Non ci ho ancora pensato, ma sarebbe bello farlo come almanacco e osservatorio della realtà italiana».