Scalare la "Torre nera"? Fa venire i brividi (al regista)

Sta per arrivare il film ispirato alla saga di Stephen King, con un grande cast. Attesissimo, rischia di deludere i fan...

Non è stata una cosa semplice portare al cinema la saga della Torre nera. Stephen King ha iniziato a svilupparla a partire dall'ottobre 1978 a puntate sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction. Quelle prime storie che mescolavano elementi fantasy e western venne raccolta nel 1982 con il titolo L'ultimo cavaliere. A ispirare King erano stati quattro elementi: la lettura adolescenziale de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, la visione del film Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone e lo studio di due poemi dai toni cavallereschi e apocalittici come Child Roland to the Dark Tower Came di Robert Browning e The Waste Land di T.S. Eliot. Da queste storie King ha tratto un poco del DNA che ha effuso nel La torre nera in ben otto volumi (L'ultimo cavaliere, La chiamata dei Tre, Terre desolate, La sfera del buio, I lupi del Calla, La canzone di Susannah, La torre nera, La leggenda del vento).

La torre nera ha da sempre diviso il pubblico dei lettori e credo che succederà lo stesso con il film - The Dark Tower - che ha girato il regista danese Nikolaj Arcel, a breve nelle sale. Dovendo mettere su pellicola il fantasy-western kinghiano ci si è posti il problema di come adattare otto romanzi complessi e intricati in maniera lineare. Quanto si doveva restare fedeli allo spirito delle storie originarie? A che tipo di pubblico andava indirizzato un film di questo tipo? Nikolaj Arcel è decisamente chiaro nei suoi intenti anche se la pellicola ha avuto una lavorazione molto complicata. In origine il progetto avrebbe dovuto essere affidato a J.J. Abrahms e Damon Lindelof e per un po' si è persino ventilato che il regista avrebbe potuto essere Ron Howard. La torre nera di Arcel non è l'adattamento di un singolo romanzo e non è nemmeno un riassunto né delle puntate precedenti né di quelle future. Potrebbe essere il perfetto pilot per una serie televisiva (e non è un caso che si stia lavorando in parallelo anche a questa produzione). È una storia che usa i personaggi di Stephen King e li colloca però in una sorta di universo parallelo dove il racconto ha un inizio e una fine e non ha bisogno né di troppe spiegazioni né di dettagli precisi.

Questo sarà sicuramente un duro colpo per i fans de La torre nera che non troveranno una fedeltà filologica rispetto all'opera letteraria. Il film però può funzionare per pubblico giovane che ama storie dai temi apocalittici come Maze Runner, Hunger Games e Divergent. Proprio valutando la pellicola da questo punto di vista è probabile che i ragazzi dopo averla vista si avvicineranno ai romanzi. La storia è raccontata dal punto di vista del piccolo Jake Chambers (Tom Taylor) che è ossessionato da incubi terribili di un mondo parallelo al nostro dove alcuni bambini speciali sono utilizzati da un malvagio stregone di nome Walter Padick (nel film Matthew McConaughey) per cercare di distruggere con la forza del loro pensiero una gigantesca Torre nera. Queste terribili premonizioni coincidono con forti terremoti che scuotono la città di New York. La madre di Jake e il suo compagno non credono alle sue visioni e ai suoi disegni premonitori e per questo lo costringono ad andare in terapia dallo psicologo. Scopriranno che non solo il Medio Mondo esiste, ma che Walter sta facendo di tutto per permettere che il Mondo Cardine possa essere invaso (una volta abbattuta la Torre) da esseri malvagi che lo devasteranno e sui quali lui avrà il potere supremo. Oltre a Jake che si scoprirà essere dotato di grandi poteri mentali l'unico che può contrastare il negromante è Roland Deschain - interpretato nel film dall'attore di colore Idris Elba - l'Ultimo Pistolero, un cavaliere errante le cui pistole sparano proiettili forgiati con lo stesso metallo di Excalibur e che ha una partita aperta con Walt, il quale ha ucciso tutti quelli della sua stirpe, compreso suo padre. Idris Elba e Matthew McConaughey sono perfetti per incarnare questi due personaggi destinati ad affrontarsi in un ultimo epico duello.

I legami letterari con Tolkien e Sergio Leone nel film sono espliciti. Walter scruta il Mondo Cardine con le sue sfere magiche così come Saruman usa il suo Palantir. La Torre nera assomiglia visivamente quella di Isengard. Roland usa il completo silenzio per individuare i suoi nemici e centrarli. La pellicola è inoltre piena di omaggi alle opere kinghiane: una fotografia dell'Overlook Hotel di Shining, un lunapark abbandonato che reca la scritta Pennywise che rimanda a It, graffiti che inneggiano al Re Rosso de La sfera del buio...

La durata breve del film, solo 95 minuti, impedisce però al regista di raccontare nel dettaglio il passato dei personaggi e lo costringe a seguirne in diretta le azioni. Anche le carrellate di descrizione visiva del desolato Medio Mondo sono veloci anche se efficaci. Stephen King nei suoi romanzi si permette pause, riflessioni, dettagli che il regista non ha potuto usare.

Ma sicuramente gli spettatori usciti dal cinema reciteranno l'epico giuramento del pistolero: «Io non miro con la mano. Colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io miro con l'occhio. Io non sparo con la mano, io sparo con la mente. Io non uccido con la pistola. Io uccido con il cuore».

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Sab, 05/08/2017 - 11:19

Ecco la classica opera di cui si può fare a meno: se anche non esistesse, la vostra vita non cambierebbe di una virgola (come il 90% dell’intera produzione di cinema, letteratura, stampa e TV). Ancora un messaggio di violenza, di odio, di negatività (come se ce ne fosse bisogno) che si aggiunge ad altri milioni di messaggi che quotidianamente, attraverso i media, diffondono immagini, idee, parole, pensieri, azioni violente e negative; ed offuscano la mente umana avvelenandola giorno per giorno a piccole dosi. Non è solo inutile (Stephen King è uno degli autori più inutili della storia della letteratura), è pericoloso. L’unica giustificazione è che in molti ci campano perché queste opere creano profitti per tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nella loro realizzazione e commercializzazione. Quando capirete la relazione fra messaggi violenti e violenza reale sarà troppo tardi. Ammesso che riusciate a capirlo (ma comincio a dubitarne seriamente).

Ritratto di Giano

Giano

Sab, 05/08/2017 - 11:26

E non dico cosa penso dell'immagine; non sarebbe politicamente corretto. Ed oggi, a meno che il tuo pensiero e la tua immagine del mondo non coincida in perfetta sintonia con quella della Boldrini, della Kyenge, di Bergoglio, delle Ong, dell'Unhcr, della Carta di Roma e della sinistra terzomondista e multiculturale, se non vuoi passare guai seri, evita di dire quello che pensi (e che pensa la maggioranza degli italiani; ma non può dirlo).

Ritratto di Giano

Giano

Sab, 05/08/2017 - 14:18

(2) Ecco la classica opera di cui si può fare a meno: se anche non esistesse, la vostra vita non cambierebbe di una virgola (come il 90% dell’intera produzione di cinema, letteratura, stampa e TV). Ancora un messaggio di violenza, di odio, di negatività (come se ce ne fosse bisogno) che si aggiunge ad altri milioni di messaggi che quotidianamente, attraverso i media, diffondono immagini, idee, parole, pensieri, azioni violente e negative; ed offuscano la mente umana avvelenandola giorno per giorno a piccole dosi. Non è solo inutile (Stephen King è uno degli autori più inutili della storia della letteratura), è pericoloso. L’unica giustificazione è che in molti ci campano perché queste opere creano profitti per tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nella loro realizzazione e commercializzazione. Quando capirete la relazione fra messaggi violenti e violenza reale sarà troppo tardi. Ammesso che riusciate a capirlo (ma comincio a dubitarne seriamente).