Scarpati: "Faccio l'omosessuale per narrare la magica unione tra due solitudini"

Al Franco Parenti rilettura di "Una giornata particolare" di Ettore Scola

Giulio Scarpati in scena con Una giornata particolare, prima milanese al Teatro Franco Parenti da stasera fino al 5 febbraio. Adattamento teatrale del capolavoro di Ettore Scola, è la storia dell'incontro tra un omosessuale condannato al confino e una casalinga madre di molti figli, in un edificio popolare nella Roma d'età fascista. Tra i due affiora una complicità, il desiderio di esprimere la propria genuinità mentre intorno a loro brulicano le parate di regime. Siamo nel '38, e fuori da quelle mura tutta la città è in fibrillazione per l'arrivo del Führer. Scarpati veste i panni che furono di Marcello Mastroianni, Valeria Solarino quelli di Sophia Loren. Il tutto col placet del maestro Scola, che diede la sua personale benedizione a questa nuova coppia.

Una giornata particolare compie quarant'anni. È un film che ha amato molto?

«Personalmente trovo straordinaria la delicatezza con cui Scola racconta l'incontro tra due solitudini, due persone diversissime all'apparenza e in realtà accomunate da un sincero bisogno di amore».

A differenza del film, la pièce teatrale è diretta da una donna. Si nota la mano femminile?

«Sì, alcune scelte della regista Nora Venturini sono mirate ad approfondire la psicologia della protagonista. Ad esempio, nel sottolineare il momento in cui per la prima volta sente il bisogno di leggere un libro, di emanciparsi attraverso la lettura».

Sul set di Mario, Maria e Mario nacque la sua amicizia con Scola, durata fino alla fine. Che cosa avevate in comune?

«Io posso solo dire che per me era un uomo estremamente affascinante, mai banale nelle sue riflessioni. Mi manca moltissimo il suo sguardo ironico sulla realtà».

C'è qualcosa che invece vorrebbe rubare a Mastroianni?

«La sua naturalezza assoluta, sembrava non ci fosse niente di precostituito e gli venisse tutto spontaneo. Lo conobbi una volta sola, andai con Ettore a salutarlo in camerino dopo una replica del suo ultimo spettacolo. Stava già malissimo, mi fece impressione vederlo in quello stato. Pochi mesi dopo ci lasciò».

Ripescando nella memoria, saprebbe indicare la giornata più particolare di tutta la sua vita?

«Sarò banale ma dico il giorno della nascita dei miei figli. Poi mi viene in mente una volta che a New York, era il '94, invitai Scola a vedere una partita dell'Italia ai Mondiali. Lui accettò controvoglia, ma seppe ottimizzare il tempo: mentre io seguivo la gara, lui osservava gli spettatori nello stadio. Praticamente, ne approfittò per fare il suo mestiere».