Se la Dante è il meglio, c'è da temere il peggio

Nelle intenzioni della regista Emma Dante, nota per la sua attività teatrale e gli allestimenti d'opera, qui alla sua prima prova cinematografica, la grottesca situazione di stallo rappresentata in Via Castellana Bandiera dovrebbe essere emblematica della situazione in cui versa il nostro Paese, bloccato da veti incrociati e reciproche chiusure. In realtà, mentre a Roma siede un governo di larghe intese, la grettezza che si vede in azione nel film non riesce a diventare qualcosa più di un tratto caratteristico dell'indomito temperamento siciliano.

Protagonista di questa storia paradossale ma priva della grazia necessaria per diventare anche paradigmatica è l'ottusità dei diseredati già visti l'anno scorso al Lido in È stato il figlio di Daniele Ciprì, non a caso citato tra i suoi ispiratori dalla stessa Dante. Le intenzioni, dunque, restano incompiute. Così, dopo la visione della prima opera italiana in concorso vien ancor più da aggrapparsi all'Intrepido di Gianni Amelio, sperando di non dover dar ragione al direttore artistico della Mostra Alberto Barbera quando dice che, visionando 155 lungometraggi e 77 documentari, ha trovato un cinema italiano in cattiva salute.

Se il film della Dante è stato scelto perché non «raffazzonato», chissà cosa dobbiamo aspettarci nelle sale nelle prossime settimane. Via Castellana Bandiera è interpretato da due donne la cui irriducibilità, in un ambiente chiuso e opprimente, evolve in tragedia. Per dire, nella stessa giornata di ieri si è vista in azione un'analoga testardaggine nella protagonista di Tracks di John Curran, tratto dalla vera storia di Robyn Davidson che nel 1977 traversò a piedi i 2700 chilometri del deserto australiano per arrivare sulla riva dell'oceano accompagnata da un cane e quattro cammelli. Un piano temerario, animato da una fierezza uguale ma contraria a quella ripiegata e autodistruttiva delle donne di Emma Dante. Certo, in Italia non abbiamo gli spazi sconfinati del deserto australiano. Ma chissà perché, per raccontare qualcosa di emblematico, andiamo sempre a flagellarci nei vicoli stretti e bui e non, tanto per dirne una, sulle vette delle Dolomiti o davanti al mare della Sardegna. Una certa utopia costruttiva può abitare anche da quelle parti.