Un secolo di sognicon Universale Paramount

I due colossi dell'intrattenimento furono creati da due ebrei immigrati dall'Europa, a pochi giorni di distanza l'uno: l'8 maggio il primo, il 7 giugno il secondo

Proprio in questi giorni le due più importati case di produzioni americane tagliano insieme il traguardo dei 100 anni, anche se stabilire quali dei due «studios» sia stato fondato per primo rimane tuttora materia di discussione. Teoricamente dovrebbe essere la Universal, creata il 7 giugno del 1912, mentre il marchio Paramount arriverà solo due anni più tardi. Va però detto che quest'ultima casa produzione esisteva già con il nome Famous Player Film, registrata l'8 maggio 1912. Ma allora la Universal potrebbe far risalire le sue origini al 1909 quando il suo ideatore mise in piedi la «Independent Moving Pictures». Insomma una querelle infinita. Quello che invece rimane indiscussa e la genialità di Adolph Zukor e Carl Laemmle, due ebrei arrivati dall'Europa alla fine dell'Ottocento letteralmente con le pezze al sedere e che dal nulla crearono due giganti mondiali dell'intrattenimento.
Di Laemmle in particolare si narra come nel 1905 a Chicago fosse rimasto un giorno intero a fissare l'afflusso di spettatori al cinematografo, anzi al «nickelodeon» così chiamato dal costo del biglietto, cioè una moneta da 5 centesimi, appunto un «nikel». Familiarmente chiamato «uncle Carl», lo zio Carlo, era nato il 17 gennaio 1867 nel quartiere ebraico di Laupheim nel Württemberg, per poi emigrare negli Stati Uniti nel 1884. Inizialmente visse a Chicago per poi trasferirsi a Oshkosh, nel Wisconsin, dove aprì un negozio di abbigliamento. Convinto che il cinema fosse l'industria del futuro liquidò la precedente attività e acquistò la sua prima sala. Nel 1909 creò la «Indipendent» che il 7 maggio, esattamente 100 anni fa, sarebbe poi diventata la Universal. Un nome che da un secolo a questa parte ha significato soprattutto «horror», una sorta di marchio di fabbrica. Famosi infatti sono rimasti i suoi «mostri»: il fantasma dell'Opera, Frankenstein e la moglie di Frankestein, il Conte Dracula, la Mummia, l'uomo invisibile, l'Uomo Lupo, il mostro della laguna nera, il Gobbo di Notre Dame, la donna lupo, la Mantide Omicida, gli Uomini Talpa. Grazie a queste pellicole i loro interpreti diventarono star internazionali entrando nella leggenda del cinema: Lon Chaney (padre e figlio), Bela Lugosi, Boris Karloff. A cui seguirono le inevitabili parodie, quasi tutte interpretate da «Abbott and Costello» (in Italia Gianni e Pinotto) costretti di volta in volta a confrontarsi con vampiri, spiritelli e mostricciattoli vari. In questo secolo però il catalogo si è via via arricchito anche da titoli di tutto rispetto a cominciare da «All'Ovest niente di nuovo» o «American Graffiti» passando per geni assoluti della cinematografia come Alfred Hitchcock o Stanley Kubrik.
In quegli anni si affacciava al mercato cinematografico un altro titano dell'Industria, anche lui ebreo arrivato dalla vecchia Europa. Adolph Zukor, nato a Ricse nell'Ungheria settentrionale il 7 gennaio 1873, era arrivato a 16 anni in America povero in canna, trovò il suo primo impiego in una pellicceria. Appena quattro anni dopo si era già messo in proprio, aprendo un laboratorio con 25 dipendenti. Nel 1903, ormai ricco, presto al cugino Max Goldstein i soldi per acquistare alcune sale cinematografiche. Otto anni dopo produceva il suo primo film «Elisabetta regina d'Inghilterra» con Sarah Bernhardt, l'anno dopo la creazione della Famous Player Film che nel 1914 divenne Paramount, celebre per il motto «Se è un Film Paramount, è lo spettacolo migliore in città». Nel 1923 produsse il primo colossal della storia del cinema, «I dieci Comandamenti» diretto da Cecil B. DeMille che nel 1956 avrebbe poi diretto un «remake» in cui userà parecchio materiale girato trent'anni prima. Con l'esorbitante budget di oltre un milione di dollari, 2.500 comparse e 4mila animali, DeMille realizzerà un'opera rimasta famosa per la plasticità e la grandiosità delle scene di massa, per l'uso sperimentale di alcune riprese in Technicolor e per le inquadrature subacquee degli egiziani travolti dai flutti. Nel 1929 quando vennero creati i premi Oscar il primo riconoscimento alla migliore produzione andò ala Paramount per «Wing» di William Wellman. Quuindi negli Trenta arrivarono i film coni fratelli Marx, negli anni quaranta successi planetari come «Per chi suona la campana», negli anni cinquanta «Viale del Tramonto», negli anni sessanta «C'era una volta il West» di Sergio Leone, negli anni settanta la serie del «Padrino», negli anni ottanta quella di «Indiana Jones», negli novanta «Titanic» quindi l'altra serie magica di «Mission impossible». In totale oltre 3mila pellicole prodotte, uno sforzo creativo che consentirà nel 2011 alla Paramount di raggiungere il primato nel mercato cinematografico mondiale, superando la Warner Bros. Ma se sia stata fondata prima o dopo la Universal rimarrà sempre motivo di discussioni interminabili.