Secret City, il potere logora anche in Australia

La serie tv australiana Secret City, con protagonista Anna Torv, racconta gli intrighi del potere che coinvolgono Canberra e non solo

Anna Torv ritorna protagonista dopo il suo ruolo in Fringe. L’attrice, divenuta celebre con la serie tv fantascientifica di JJ Abrams e Alex Kurtzman, era scomparsa dal panorama seriale dopo le 5 stagioni da protagonista, ma con Secret City la storia di una serie torna a ruotare intorno a lei.

Secret City è una House of Cards "made in Australia", che non copia dalla serie tv di David Fincher perché ne prende spunto solo per l’ambito politico e d’inchiesta, sviluppando invece qualità proprie. Come ogni buona produzione che si rispetti, gli elementi di forza di Secret City sono la protagonista e la trama. Anna Torv ha sempre dimostrato di essere a suo agio nei panni dell’investigatrice, prima con Fringe e poi con Mindhunter, e anche in questo caso non delude. Per la sceneggiatura invece si devono ringraziare i libri di Chris Uhlmann e Steve Lewis: "The Marmalade Files" e "The Mandarin Code". I due autori non a caso sono giornalisti politici.

Harriette Duncley è una giornalista d’assalto che, durante il canottaggio mattutino, assiste in modo fortuito al ritrovamento del cadavere di un ragazzo. Da qui inizia la prima delle sei puntate di Secret City, dove il detto “non fidarsi mai di nessuno” e gli annessi tripli giochi, sono il comune denominatore del racconto.

In poco tempo è chiaro che dietro l'omicidio del giovane Max Dalgetty c’è un mistero che coinvolge la politica australiana e i rapporti con Cina e Stati Uniti. Secret City infatti, nonostante il titolo, si basa su di un piano sovranazionale: non scontentare il proprio partner privilegiato, cioè gli USA, abbassare i toni del confronto con la Cina, a causa di una guerra commerciale e dopo che una cittadina australiana pro-Tibet si è bruciata viva.

In pieno stile spy story, i dialoghi sono molto intensi e la trama è un’insieme di informazioni da sbrogliare. Oltre al giornalismo, altro elemento cardine del genere insieme alla politica, ci sono le agenzie di intelligence. In una di queste lavora l’ex marito di Harriette, Kim, che ha cambiato sesso e che, come può, cerca di aiutare l’ex compagna.

L’aspetto thriller è calibrato a dovere, con tono elegante e picchi quando necessario. Questo avvicina Secret City a quel genere di thriller giornalistico-politico che vede il suo capostipite nel film "Tutti gli uomini del presidente". E questa è anche la differenza principale con House of Cards, che ha dimostrato di essere spregiudicata e schizofrenica nel suo racconto. Ulteriore distinzione con la serie a stelle e strisce è data dal punto di vista con cui viene affrontata la storia: con Secret City la trama si sviluppa dal punto di vista giornalistico verso i centri del potere.

Dopo le prime due puntate, in cui ci si deve ambientare alla politica australiana e alla presentazione della storia, dalla terza è un crescendo continuo che culmina in un sesto episodio superlativo, con un cliffhanger per la seconda stagione che fa ben sperare per un seguito di pari livello.

La prima stagione di Secret City sarà disponibile su Netflix dal 26 giugno ma la sua seconda stagione, iniziata a girare nel febbraio scorso, non ha ancora una data ufficiale d'uscita.