Serena Autieri «sciantosa» per narrare la seduzione

Domani debutta nel ruolo di Elvira Donnarumma, popolana per nulla sensuale che ebbe tra le sue fan la Duse e la Serao

Così bionda che più bionda non si può. Così bella da far disperare le altre belle. E così brava da chiedersi: «Ha già tutto il resto. Come fa ad avere anche il talento?». Sarà questo il tenore delle considerazioni che, presumibilmente, il pubblico del Festival di Spoleto farà, dopo aver assistito, domani sera, alla prima de La sciantosa. Ovvero dello spettacolo con cui la bionda, bella, bravissima Serena Autieri debutterà nella più prestigiosa rassegna teatrale d'Italia. «Lo sognavo da tanto - racconta in due minuti strappati alle prove -; almeno da quando ho cominciato questo favoloso mestiere. Si: arrivare su questo palcoscenico, che la direzione di Giorgio Ferrara ha recuperato all'antico splendore, rappresenta per me un traguardo speciale».
E proprio per celebrare il poliedrico talento dell'attrice-cantante che è stata lanciata da Baudo a Sanremo, amata da Garinei in Vacanze romane, scelta da Albertazzi in Shakespeare in jazz, resa popolare da Fausto Brizzi in Notte prima degli esami è stato costruito questo spettacolo. Sulle sue misure d'interprete completa. «La mia idea era quella di far rivivere una chanteuse - spiega -; una di quelle meravigliose artiste cui bastava un pianoforte ed un ventaglio di piume, per trascinare il pubblico lungo le voluttuose pieghe della seduzione scenica».
Una chanteuse, ma in salsa napoletana: una sciantosa, appunto. «Anche se la sciantosa più atipica di tutte. E forse anche più dimenticata, perché più artista che femme fatale; più interprete musicale che mangiatrice d'uomini. Elvira Donnarumma». Meno vamp di Anna Fougez (quella di Vipera), meno esplosiva di Lina Cavalieri («la donna più bella del mondo»), la napoletanissima Donnarumma «era esile, piccolina, nient'affatto sensuale. Ma artisticamente geniale. Al punto di passare, in pochi anni, dalla popolare birreria dell'Incoronata di Napoli al sofisticato teatro Olimpia di Roma. E di annoverare tra i suoi fan “colleghe” intellettuali come Eleonora Duse o Matilde Serao».
Avvolta in tre diversi abiti dello stilista Gianni Sapone, accompagnata da un quintetto in stile d'epoca (piano, contrabbasso, sax, flauto, batteria) e su un palco che lo scenografo premio oscar Gianni Quaranta ha appositamente avvicinato al pubblico, fasciandolo di luci e contornandolo - come nei cafè chantant d'inizio novecento - di tavolini cui siederanno spettatori in abiti d'epoca, la Autieri cercherà di riafferrare magia e clamore di quelle antiche interpretazioni. «Certo, si tratta di una sfida. Non solo perché, evidentemente, nessun documento può testimoniare oggi del reale stile delle interpretazioni d'una sciantosa. Ma anche perché, nel frattempo, il gusto del pubblico è cambiato. E anche quello delle interpreti».
Il fulcro saranno naturalmente le canzoni: quindici titoli del più lussureggiante repertorio partenopeo, da Guapparìa a Santa Lucia. Tutti capolavori anema e core, come si dice; «ma, al tempo stesso, capolavori cui nessuno negherebbe oggi il titolo di musica alta». E che oltre i mezzi vocali richiedono precise qualità espressive. Inoltre, fra un brano e l'altro, la Autieri si alternerà nel ruolo di narratrice del personaggio e del personaggio stesso. «Raccontero Elvira e sarò Elvira, insomma». In tutto servita, ci tiene ad aggiungere, dalle straordinarie capacità scenotecniche e sartoriali del personale del festival: «Uno spettacolo così, concreto ed evocativo al tempo stesso, non s'improvvisa. E non si realizza senza l'apporto di tecnici della qualità professionale che solo in Italia è possibile trovare».