"Serenity - L'isola dell'inganno", enorme passo falso della coppia McConaughey/Hathaway

Un thriller noir che naufraga tra dialoghi artificiosi, personaggi prevedibili e situazioni stereotipate, per poi annegare in una delirante svolta fantascientifica

Steven Knight, dopo un'importante carriera da sceneggiatore e un folgorante esordio alla regia ("Locke" con Tom Hardy), torna dietro alla macchina da presa con "Serenity - L'isola dell'inganno".

Il film, un thriller-noir con protagonisti due premi Oscar, Matthew McConaughey e Anne Hathaway (di nuovo insieme a cinque anni di distanza da "Interstellar"), si candida meritatamente tra i flop dell'anno: realizzato in maniera maldestra nonostante il cast tecnico e artistico di riguardo, presenta un soggetto a dir poco datato e un finale "sperimentale" che lo proietta in maniera risibile nel genere sci-fi.

La storia è incentrata sulla figura di un pescatore triste e solitario, Baker Dill (Matthew McConaughey), un uomo che, in fuga da un passato traumatico, si è ritirato su un'isola al largo della Florida, dove vive ossessionato dal tentativo di catturare un tonno gigantesco. Un giorno viene rintracciato dall'ex moglie Karen (Anne Hathaway) che gli propone, in cambio di dieci milioni di dollari, di liberare lei e il loro figlio dal suo nuovo e violento marito (Jason Clarke).

"Serenity" è pretenzioso fin dal ricalcare il protagonista su quello de "Il vecchio e il mare" di Hemingway, per poi snaturare il senso di quel che lo osserviamo fare e pensare quando, a causa di un colpo di scena, tutto si trasforma in una sorta di Truman Show. In mezzo, complici delle scene d'amore con Diane Lane, ritroviamo un Matthew McConaghey vecchia maniera, quello cioè abbonato a ruoli a torso nudo e immerso in una fotografia anni '80 che fa molto "Orchidea Selvaggia".

Non va meglio ad Anne Hathaway, costretta nel biondo posticcio di una femme fatale che, col suo piano omicida destinato a un reduce di guerra, sembra uscita più che da un noir anni '40 da una sua parodia. Vengono, infatti, goffamente proposti tutti gli stilemi di un classico giallo ma le venature oniriche e surreali di cui va "arricchendosi" via via il racconto più che regalare fascino sembrano suggerire ilarità.

La caratterizzazione piatta di protagonisti e comprimari, la marea d'indizi che rende il colpo di scena assai prevedibile sebbene resti infinitamente grottesco, fanno sì che il pubblico non si appassioni né al dramma patinato né al successivo valzer tra virtualità e paranoia. I generi cinematografici diversi che vanno a comporre "Serenity- L'isola dell'inganno" restano distinti tra loro e accostati in maniera artificiosa.

La deriva esistenzialista dei dilemmi etici che accompagnano durante il film una specie di eroe hemingwayano in versione "digitale" è solo il colpo di grazia che affonda un film che fin dall'inizio fa acqua da tutte le parti.

Commenti

sp3nk1

Ven, 16/08/2019 - 09:16

Per me con una regia migliore, poteva essere un film molto migliore.