Sesso, sangue e (molti) soldi È Ridley Scott firmato McCarthy

A Courmayeur in anteprima europea "The Counselor" sceneggiato dal romanziere. Nel poliziesco "anomalo" spiccano Pitt e Bardem. E una scena hard di Cameron Diaz...

da Courmayeur

Il Courmayeur Noir in Festival (vinto ieri dal film Enemy di Denis Villeneuve) s'infiamma con Ridley Scott e col suo poliziesco a cinque stelle fuori concorso e in anteprima europea. Fassbender, Cruz, Bardem, Diaz e Pitt nello stesso film non è roba di tutti i giorni. Grande ritmo e tensione adeguata, per lo spettatore di The Counselor. Il procuratore non c'è un attimo di tregua. Brandelli di filosofia compresi: «Se un amico è uno pronto a morire per te, allora di amici non ne hai». Certo, Scott è un maestro, ma deve dire anche grazie alla sceneggiatura di ferro di Cormac McCarthy, eccelso romanziere che per la prima volta firma una sceneggiatura.

Protagonista è il giovane procuratore senza nome, ma sarebbe più giusto chiamarlo avvocato, Michael Fassbender. Fa la bella vita a Juarez, la città messicana al confine con il Texas, dove si marcia a tremila omicidi l'anno. Auto di lusso, idem la casa e per fidanzata Penelope Cruz, con cui si trastulla tra le lenzuola prima dei titoli di testa. Per farla ancora più felice è capace di volare a Amsterdam e comprare dal mellifluo mercante Bruno Ganz un diamante di incalcolabile caratura. Evidentemente non gli basta, se allarga gli affari con il poco raccomandabile trafficante, zarro da non credere, Javier Bardem, fidanzato con l'altezzosa biondona Cameron Diaz. Per dirvi il tipo: abbigliamento cafonissimo, capelli all'insù, una station wagon con due scalpitanti ghepardi dietro la gabbia divisoria. Con Cameron che lo abbaglia nella scena più hot. I due sono seduti fianco a fianco sulla Ferrari California gialla. Lei si toglie gli slip, scende, s'arrampica con disinvoltura sul cofano e tirando su il gonnellino amoreggia con il tergicristallo a gambe più spalancate di una ballerina di cancan. Lo spettatore non vede un bel niente, se non quell'affannoso su e giù, al contrario dell'estasiato Bardem, immobilizzato al posto di guida, che poi, con signorile distacco, racconterà al socio: «Sembrava un pesce gatto». Nel giro, da 20 milioni, entra anche Brad Pitt, capigliatura alla moschettiera e capellone texano, l'unico senza donna fissa. Peccato che l'azzeccagarbugli inciampi in un caso apparentemente di routine. Riesce a far scarcerare il figlio di una cliente, finito dentro per un'infrazione al codice della strada. Forse si credeva Valentino Rossi, fatto sta che è stato beccato a 330 all'ora. Il ragazzo, che non ha perso il vizio di volare in moto, viene decapitato da una corda d'acciaio tesa sulla strada e quel più conta alleggerito del carico milionario. Con ovvio disappunto dei destinatari della merce perduta.

Così l'incolpevole avvocato finisce nel mirino di gente per nulla disponibile agli sgarri. E con lui l'intero clan. Di più non si può dire, ma gli autori hanno in serbo atroci sorprese. Senza far nomi, uno (o una) dei cinque subisce la legge del bolito: un filo, impossibile da tagliare, che gettato come un lazo al collo della vittima, si trasforma in breve in una ghigliottina. Un altro (o un'altra) diventa protagonista forzato di uno snuff movie, uno di quei filmini, in un certo senso amatoriali, dove si muore per davvero, con gran diletto di un pubblico sadico, fornito in egual misura di quattrini e pelo sullo stomaco. Niente paura, in quest'ultimo caso, Scott ha il buon gusto di mostrarci solo il dischetto del dvd, lasciando semplicemente intuire quel che è accaduto. Insomma, avercene di film così. E voti alti agli attori: primo Fassbender, indimenticabile immagine della paura. Seconda Cameron Diaz, che in tema di spaccate oscura il mito della Carrà.