Si può provare nostalgia per un decennio così pulp?

Prima si sono rivalutati i Settanta, poi gli Ottanta e ora è (già) tempo della decade più lunga del secolo breve. Tra "notti magiche", Mtv zainetti e i primi cellulari...

Un mese fa, ospite a X Factor, Noel Gallagher - già leader col fratello Liam degli Oasis, gruppo di punta della scena musicale mondiale, decollato da Manchester nel 1991 - alla domanda di un nostalgico Alessandro Cattelan: «Cosa sono stati gli anni Novanta?», ha risposto iconicamente: «Gli anni Novanta sono io».
Icona dell'ultimo decennio del Novecento, Noel Gallagher ha le sue ragioni. E del resto i Novanta, musicalmente, hanno lasciato più di una traccia: l'esplosione del walkman, il Grunge (qualsiasi cosa voglia dire), Mtv (dal '97 in Italia), il britpop, le boyband, le Spice Girls, i rave, la nascita delle compilation prima delle playlist, il karaoke! Ma non ha tutte le ragioni. Oltre gli Oasis, c'è di più. E gli anni Novanta sono stati qualcosa di molto più complicato. Andiamo con ordine.

Chiunque è convinto che il decennio che ha coinciso con la propria giovinezza sia il migliore del secolo. I sessantenni lo proclamano da sempre a proposito degli anni Settanta, quelli di piombo, della P38, l'eskimo, le Clark, i pantaloni a zampa d'elefante, l'alfettone da rapina, Genesis versus Sex Pistols, e Italo Calvino. I cinquantenni hanno iniziato a dirlo da un po', dopo un lungo silenzio, a proposito degli anni Ottanta, quelli di plastica, della P2, il piumino Moncler, le Timberland, i pantaloni col risvolto, la Golf con il Pioneer, Duran Duran versus Spandau Ballet, e Umberto Eco. Ora i quarantenni iniziano a dirlo anche degli anni Novanta, quelli sintetici, di Forza Italia, il cappotto corto, le Church's, i pantaloni senza risvolto, la Bmw Z3, Nirvana versus Guns 'N Roses, e Alessandro Baricco.

Dopo una certa cupezza degli anni Settanta e gli splendori degli Ottanta, l'ondata della nostalgia investe ora la generazione di chi ai tempi della Guerra del Golfo e dei traccianti color verde-videogioco nel cielo di Baghdad era un ragazzino: felpa legata ai fianchi, jeans a vita alta, tute in acetato, zeppe sporty... Una bella età, quanto mai anti-estetica. Comunque, il revival è iniziato. E ad aprire il ballo, sulle note della Macarena (Los del Río, anno 1993, successo planetario nel '95) sono due ex giovani, figli entusiasti degli anni Novanta: Errico Buonanno (nato a Roma nel '79), scrittore e autore radio-televisivo, e Luca Mastrantonio (nato a Milano nel '79), giornalista e saggista. Insieme hanno raccolto ritagli, fotografie prima che arrivassero i selfie, cassette VHS oggi illeggibili, totem (le gigantografie delle Veline e dei calciatori, un binomio consegnato al futuro, dai poster ai posteri), slogan («Consigli per gli acquisti», Non è la Rai), parole-chiave (Moana, 883, Baggio, Twin Peaks...) e brand-iconici (Invicta, Swatch, Smemoranda...), oltre a ricordi, emozioni, mode e tormentoni e un surplus di nostalgia. E li hanno raccolti, dividendo in 90 voci gli Novanta - una decade davvero Beautiful - dentro un grosso (illustratissimo, coloratissimo) volume, o meglio un «Atlante sentimentale degli anni Novanta». Titolo: Notti magiche (Utet). Eh, già. Perché i decenni hanno sì una colonna sonora, ma anche un immaginario collettivo calcistico. E se per i Settanta fu la battaglia eroica di Città del Messico e per gli Ottanta il trionfo nel Mundial, per i Novanta è la calda estate di Italia '90, le «notti magiche», prima strabuzzanti come gli occhi di Totò Schillaci e poi sfortunate come i rigori contro l'Argentina. Quel luglio fu uguale al decennio. Iniziato con un sogno, finito con un incubo.

Decennio lungo del secolo breve, iniziato con una caduta gloriosa, il Muro di Berlino, e terminato con una caduta raccapricciante, le Torri di New York, gli anni Novanta - una lunga ricreazione tra la Guerra fredda, con le sue ideologie contrapposte, e il nuovo ordine mondiale post 11 settembre - hanno visto tanto (guerre, Tangentopoli, le bombe della mafia), sentito altrettanto (Unplugged dei Nirvana, rock d'autore, elettronica, punk, il pop per tutti), visto paradisi (Matrix) e tragedie (Titanic), pre-visto molto (la pecora Dolly e la clonazione, Doom, la realtà virtuale) e viaggiato ovunque (con l'Erasmus, l'unico lato divertente dell'europeismo).
Grande laboratorio di stili ed esperienze estetiche (sul piano politico sono stati un disastro: giustialismo moralista da un lato e leaderismo sfrenato dall'altro, ma sul piano creativo ci hanno lasciato il Grunge nella musica e il Pulp al cinema e in letteratura) gli anni Novanta hanno avuto una loro unicità. Sono stati l'ultima epoca analogica prima della rivoluzione digitale del XXI secolo. Al piombo e le rose degli anni Settanta, e alle bollicine e il riflusso degli Ottanta, i Novanta - di silicio e Virtuality - offrivano sballi chimici e riti globali nativi, con Mtv e una moda worldwide.

Web, playstation e cellulare. Il Personal computer entra nella maggior parte delle case, e nel 1998 nasce Google. Sorge la cultura cyber space e diventano di uso comune termini come «cliccare», «navigare», «connesso» e «on-line», ossia parla come digiti. I primi telefonini in Italia invece arrivano nel marzo 1990: c'erano il Microtac Motorola e il Nokia Cityman. Da lì a poco sarebbe stata «telefonomania». Dopo status symbol. Poi feticcio. Quindi una malattia. Comunque, da quel momento potevi telefonare a chiunque da dovunque. Non si chiede più «Ciao, come stai?», ma «Ciao, dove sei?». Non cambiano solo le formule di cortesia, si ribalta la prospettiva. Ecco la vera rivoluzione. È quella che velocemente diventa normalità. Cosa che, alla fine, furono gli anni Novanta. Così straordinari allora, da sembrarci adesso abitudinari. Tanto da iniziare a sentirne la mancanza. My heart will go on.